L’anno accademico sta per ripartire e lo farà purtroppo con la certezza di non avere nelle aule universitarie Patrick Zaki. Il giovane studente del master in gender studies Gemma è detenuto in Egitto dal febbraio scorso con accuse pretestuose nei suoi confronti e continui rinvii delle udienze che dovrebbero decidere il suo destino.
Eppure l’università di Bologna aveva sperato che questa assurda vicenda potesse concludersi con un lieto fine e che Patrick potesse tornare a studiare sotto le Due Torri.

Patrick Zaki, l’anno accademico comincia senza di lui

Ad esprimere esplicitamente il dispiacere per l’assenza di Patrick tra i banchi dell’Alma Mater è Rita Monticelli, coordinatrice del master Gemma.
“È una cosa che mi colpisce anche emotivamente – afferma Monticelli ai nostri microfoni – In questi mesi abbiamo fatto tutto quello che era possibile, dando vita ad una task force, interrogandoci se le nostre azioni potessero in qualche modo danneggiare Patrick e facendo attenzione al non ostacolare l’arrivo di altri studenti a Bologna”.

Uno dei dilemmi che spesso è stato sollevato in questa vicenda riguarda l’opportunità o meno di azioni più forti e drastiche, come l’interruzione dei rapporti con l’Egitto e il regime di Al Sisi.
Su questo versante Monticelli sottolinea la diversità di ruoli tra l’università e il governo, sottolineando che il compito della prima attiene alla sfera culturale e di sensibilizzazione sulla vicenda.”Ci siamo anche confrontati con Cambridge, coinvolta per la morte di Giulio Regeni, e ci rendiamo conto che ci sono differenze, perché Patrick è un cittadino egiziano”.

Nei mesi sono stati numerosi gli appelli e le prese di posizione dell’Università, anche insieme ad altri Atenei europei. Il rettore Francesco Ubertini è passato da chiedere giustizia a chiedere libertà per lo studente.
Una mobilitazione che non ha coinvolto solo gli apici del mondo accademico, ma anche le compagne di master di Patrick, le studentesse e gli studenti dell’Università, numerosi artisti, il Comune che gli ha conferito la cittadinanza onoraria e la città stessa.

L’Alma Mater ha tentato anche un altra strada, quella di convincere le autorità egiziane a permettere a Patrick di frequentare le lezioni online, attivate per tutti gli studenti durante il lockdown. Anche questa possibilità, però, è stata negata.”Anche se dovesse essere liberato ed arrivare ad anno iniziato – osserva infine Monticelli – accoglieremmo Patrick a braccia aperte”.

ASCOLTA L’INTERVISTA A RITA MONTICELLI: