Il premier Giuseppe Conte lo ha detto chiaramente domenica sera e, se non bastasse, c’è scritto nel dpcm: le pubbliche amministrazioni devono favorire il più possibile lo smart working per i propri lavoratori, in modo da ridurre le occasioni di contagio che si possono registrare non solo sul luogo di lavoro, ma anche nei trasporti per giungervi.
Il Comune di Bologna, invece, ha deciso di ridurre il tempo di lavoro agile dei propri dipendenti, richiamando in sede per un giorno in più a settimana quanto lavoravano da casa. La decisione fa arrabbiare Cobas ed Sgb, che preparano contromisure.

Comune di Bologna: una decisione che va contro il nuovo dpcm

Sul rientro in ufficio dei dipendenti del Comune di Bologna per tre giorni alla settimana, come deciso dall’Amministrazione, si alza la tensione: è “urgente e necessaria una forte mobilitazione” accompagnata dallo “stato di agitazione fino allo sciopero dei lavoratori e delle lavoratrici, per contrastare una posizione pericolosa per la salute dei lavoratori e delle loro famiglie”. Lo scrivono Cobas e Sgb, convocando un’assemblea online per dopodomani.

Nel nuovo dpcm, il governo “dice di lavorare da casa, i contagi aumentano esponenzialmente, i mezzi sono pieni”, sottolineano i sindacati di base, ma il sindaco Virginio Merola e il direttore generale Valerio Montalto “tirano dritto e ordinano: tutti in ufficio tre giorni su cinque”.
Una decisione “irresponsabile considerando la crescita esponenziale dei contagi di queste settimane”. Il tutto, osserva ai nostri microfoni Gabriele Pinese, rsu Cobas in Comune a Bologna “per fare credere al cittadino che il dipendente pubblico in ufficio lavorerebbe di più di quanto non faccia a casa”.

Oltretutto, aggiunge il sindacalista, “l’epidemia ha stravolto tutto il sistema di relazioni famigliari e molti lavoratori non hanno più il supporto che avevano prima dell’epidemia, come l’ausilio dei nonni o il servizio di pre-scuola che in alcune scuole non è stato riattivato. Lo smart working era vantaggioso per il Comune, ma dava anche ai lavoratori una flessibilità organizzativa”.

Anche la Uil-Fpl ribadisce la propria contrarietà per la “inaspettata e bizzarra” decisione del Comune, “in contrapposizione alla decisione del Consiglio comunale di ritornare a svolgere le sedute in remoto, alle decisioni del Governo e agli orientamenti della stessa nostra Regione”. Risulta “oltremodo inspiegabile il motivo della resistenza dell’amministrazione di aprire, con i sindacati e la Rsu – aggiunge la Fpl – una seria discussione sulle effettive necessità dei singoli uffici di richiedere la prestazione in presenza”.

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