Assalto ai Pronto Soccorso con file infinite, tagli al personale e ad ulteriori 195 posti letto e, in contemporanea, apertura di nuovi reparti di lungodegenza (con nuovi posti letto) in alcuni ospedali. La sanità bolognese sembra vivere una fase di caos e di schizofrenia, ma per la Fp Cgil l’emergenza è solo di tipo gestionale. Marco Baldo: “Serve una sanità territoriale, che sappia rispondere alle esigenze dei pazienti senza ospedalizzazione, ma a Bologna città non si vedono le Case della Salute”.

Cosa sta succedendo nella sanità bolognese? È la domanda che iniziano a porsi in molti, in primis i sindacati, di fronte ai problemi che si registrano quasi quotidianamente negli ospedali cittadini.
Da un lato i Pronto Soccorso in affanno, presi d’assalto ciclicamente dai cittadini, ora per il picco di influenza ed ora per i traumi dovuti al gelicidio, la cui conseguenza è rappresentata da code infinite e, purtroppo, anche qualcuno che muore nell’attesa. Dall’altro le incoerenze che si manifestano nell’ennesimo piano di riorganizzazione del servizio, con l’annuncio di un ulteriore taglio di 195 posti letto e, in contemporanea, l’apertura di nuovi reparti di lungodegenza, con annessi nuovi posti letto.

Per Marco Baldo, responsabile Sanità della Fp Cgil di Bologna, l’emergenza di cui si parla a proposito della sanità bolognese, considerata fiore all’occhiello sia a livello nazionale che mondiale, in realtà è “semplicemente” un’emergenza gestionale.
I sindacati, la settimana scorsa, hanno assistito all’annuncio dei tagli ai posti letto, che si vanno ad aggiungere ai 500 operati negli anni scorsi, ma in contemporanea hanno ricevuto una comunicazione dell’azienda sanitaria, con la quale si informava dell’apertura di nuovi reparti provvisori di lungodegenza e la creazione di 36 posti letto complessivi, tra Bologna e San Giovanni in Persiceto, a causa di un aumento della richiesta. Mentre le Amministrazioni locali litigavano per non vedere decurtati i servizi nei propri territori, in un difficile equilibrio nel piano di riorganizzazione, dall’altro l’Asl aumentava, seppur provvisoriamente, i posti disponibili.

Quanto ai Pronto Soccorso, il sindacalista è convinto che, oltre al taglio al personale che tutto il comparto sanitario ha subito negli ultimi tempi, il problema dell’intasamento sia dovuto alla presenza di tanti cittadini che, non trovando altrove assistenza sanitaria, sono costretti a rivolgersi ai reparti di emergenza, anche se in modo improprio.
La colpa però, secondo Baldo, non è da imputare ai cittadini, che invece hanno ragione a lamentarsi delle lunghe file e del disservizio. Ancora una volta le responsabilità sono da individuare nella gestione sanitaria, in particolare nella mancata realizzazione della sanità territoriale.

A Bologna città non si vedono le Case della Salute di cui si è tanto parlato – osserva l’esponente della Cgil – Il medico di base il sabato pomeriggio o la domenica non c’è, la guardia medica ha un’altra funzione. Il cittadino, quindi, non trovando altra risposta, si rivolge al Pronto Soccorso”.
La sanità territoriale sarebbe una risposta non soltanto ai problemi registrati presso i Pronto Soccorso, ma anche al bisogno di assistenza non ospedalizzata. Secondo il sindacato, infatti, non si possono tagliare posti letto senza predisporre strutture a cui la cittadinanza può rivolgersi per il bisogno di cure.  

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