Uno dei partecipanti al picchetto fuori dal deposito Ikea di Piacenza è indagato per resistenza a pubblico ufficiale.

C’e’ un primo indagato per le proteste davanti ai cancelli dell’Ikea di Piacenza. L’ipotesi di reato è resistenza a pubblico ufficiale, violenza privata, lesioni e manifestazione non autorizzata.

Da quando, a giugno, a seguito di una protesta per l’applicazione del contratto nazionale, le iscrizioni al sindacato Si Cobas sono notevolmente aumentate, le politiche antisindacali dell‘Ikea si sono fatte più dure. L’azienda ha progressivamente ridotto le ore di lavoro, rispetto a quelle fissate dal contratto, dei lavoratori iscritti alla suddetta sigla sindacale.

Nella mattinata di venerdì scorso un folto gruppo di facchini e attivisti di diverse realtà si sono dati appuntamento davanti ai cancelli del deposito per l’ennesimo blocco dei cancelli. Significativa la forte presenza di lavoratori di altre cooperative, segno di un forte senso di solidarietà e coesione.

Verso le 10  era stato deciso di aprire un tavolo per le trattative, ma a quel punto, inspiegabilmente a detta dei manifestati, il questore ha ordinato lo sgombero. Manganellate, lacrimogeni, e svariate cariche della polizia si sono susseguite per tutta la giornata. Il bilancio è stato pesante: cinque facchini refertati in pronto soccorso, ed un altra decina di feriti che per paura in pronto soccorso non ci sono proprio andati.

Ed è di oggi la notizia che uno dei manifestanti che hanno picchettato gli ingressi della multinazionale svedese nei giorni scorsi risulta sotto indagine. Le indagini della Digos sono coordinate dal sostituto procuratore Ornella Chicca. Il numero degli indagati è presumibilmente destinato ad aumentare.

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