I tre manifesti. Monna Lisa, Youssef e la bandiera di fratelli di Italia

La mia posizione ideale è sdraiato sul letto con Paddy che fa le fusa sul mio petto. Così mi sento in pace ma siamo lontani da essa ed i tre manifesti ne sono la prova.

Primo manifesto: Monna Lisa

A forza di stazionare il mio taxi al kiss and ride, modo figo che significa stazione ad alta velocità, soffro ormai di deficit di luce ma è l’unico sistema per caricare i clienti senza troppa attesa. Tre francesi attempati mi chiedono di essere portati al Royal Carlton. Hanno dei bagagli molto ingombranti e probabilmente sono a Bologna per Arte Fiera. Non ho assolutamente nulla contro l’arte, la musica ne fa parte, ma debbo dire che riesco a rendermi sopportabili i clienti di Arte fiera solo con la colonna sonora degli Sleaford Mods, un duo di Nottingham che ‘reppa’ su una base elettro e che proviene dalla working class inglese. ‘Actually’ il cantante confezionava polli in una sorta di Arena britannica. Cosi “fuck,wankers,asshole” intermezzano la conversazione dei tre francesi. Noto un difetto al baule. Le luci del taxi rimangono accese. Mi fermo e do un ulteriore colpo violento per chiuderlo ma le luci rimangono ancora accese. Arriviamo davanti all’hotel più pretenzioso di Bologna. Apro il baule e noto che l’etichetta di una delle valige si era messa in mezzo alla chiusura. Lo sguardo della francese si posa sulla sua valigia ed il particolare non passa inosservato. Mi fulmina con un’occhiata severa, spezzato dalla pena che le fa la sua etichetta rovinata. Jason Williamson degli Sleaford Mods avrebbe detto:”It isn’t a fu**ing Monna Lisa. Isnt it?” A me scappa un “Sorry”e mi defilo prima che a qualcuno passi per la testa l’idea di farmi pagare la valigia per intero.

Secondo manifesto: Youssef

Aeroporto Marconi. Una famiglia di origine arabe mi si avvicina. Il ragazzo sui diciassette anni mi chiede quanto costa la corsa fino a via degli Ortolani. Ultimamente ci prendo con le cifre e forse, dopo dodici anni di lavoro, ho un tassametro al posto del cervello. Sparo un 25 euro. Fa un paio di calcoli e dopo essersi confrontato con la madre e le due sorelle sale in taxi di fianco a me. Vengono da Parigi. Lì, mi racconta di aver lavorato con suo zio, non specifica il lavoro ma dice che alla mattina a Parigi la temperatura era sotto zero. È al corrente della citofonata di Salvini:”L’ ho visto su Facebook. Conosco il ragazzo. È bravo” dice. “Parigi è cara. Tutti i prezzi sono per i turisti ed un panino è capace di costare otto euro”. “ A me piace il sushi…ha sentito del virus cinese?” “Il traffico a Parigi è insopportabile.” “Tra un po’ prenderò la patente. Che macchina mi consiglia?” “Voglio fare uno stage presso un’officina e diventare meccanico”. “Ha sentito di quei due tredicenni che si sono accoltellati? Non ci posso pensare”. Arrivo sotto il grattacielo di via degli Ortolani che il tassametro segna 26.50€ ma gliene chiedo 25. Lui mi domanda come mi chiamo. “Piacere Youssef” e mi allunga la mano.

Terzo manifesto: la bandiera di fratelli di Italia

Chiamata radio taxi dall’hotel Relais Bellaria. Do sei minuti. Dopo un paio di curve che tagliano il parco dell’ hotel mi trovo davanti all’entrata. Un ragazzo porta una bandiera tricolore con la scritta Fratelli d’Italia. Parla con una signora ma il mio sguardo si fissa sulla bandiera. Mi immagino già la litigata. “Su questo taxi quella bandiera non entra”. “Tu sei servizio pubblico quindi sei obbligato” “Guarda chiamo un collega ma sul mio taxi quella bandiera non entra ripeto”. Una spinta, a cui segue un cazzotto. Gli Sleaford Mods in loop bestemmiano e imprecano. Si avvicina la signora e mi porge un quadro incartato. Mi immagino ci sia il ritratto del ‘porco’. Il quadro lo carico. La signora va in via Vizzani. Intanto penso all’ospite nel baule. Per fortuna azzecco tutte le strade e il viaggio è indolore. Il tassametro segna 12.60€. Li prendo tutti e spengo la scritta Libero.