Con la caduta della capitale Kabul e la fuga del presidente Ashraf Ghani, i talebani hanno ripreso il sostanziale controllo dell’Afghanistan a poche settimane dal ritiro delle truppe occidentali e a vent’anni dall’inizio della guerra.
Oggi, 16 agosto, si riunisce in via urgente il Consiglio di sicurezza dell’Onu proprio per discutere la situazione afghana, ma è evidente che l’incontro arriva tardivamente. Le notizie che arrivano dall’aeroporto di Kabul, l’unica zona che l’esercito statunitense riesce ancora a controllare, riportano una situazione tesa, con i marines costretti a sparare colpi in aria per richiamare all’ordine.

I talebani riprendono il potere: come è stato possibile?

L’avanzata dei talebani è stata rapidissima ed è durata praticamente appena un mese. E soprattutto non sembra avere incontrato resistenza sulla propria strada.
La domanda che ci si pone in queste ore è: come è stato possibile? «Credo che nessuno lo abbia capito» – afferma ai nostri microfoni Emanuele Giordana, giornalista che da molto tempo segue le vicende afghane.
Il giornalista evidenzia alcuni elementi che si possono desumere a fronte di quanto sta accadendo. Il primo elemento riguarda una rete nascosta organizzata dai talebani di cui l’intelligence occidentale non si era accorta. «L’avanzata è stata rapida e pressoché incruenta, perché si è combatutto ma relativamente poco rispetto a ciò che ci si immaginava», aggiunge Giordana.

Un altro elemento riguarda le condizioni dei soldati dell’esercito afghano, che si trovavano senza stipendio da mesi. «Questo significa truppe già demotivate – sottolinea il giornalista – Se non hai nemmeno il tuo salario per cosa o per chi combatti?». Anche in questo caso sorge l’interrogativo sul ruolo e sulla consapevolezza dei contingenti occidentali, che per vent’anni sono stati sul campo e che invece sembrano non essersi accorti di nulla.

Che i talebani avessero il proposito di riprendere il controllo del Paese, in particolare approfittando del ritiro dei contingenti internazionali, del resto era sotto gli occhi di tutti.
L’accordo di pace di Doha, siglato nel 2020, era stato subito disatteso da parte talebana, dal momento che avrebbero dovuto fermarsi e negoziare un cessate il fuoco. «L’errore principale è stato quello di tagliare fuori il governo afghano “legittimo” dai negoziati di pace – sottolinea Giordana – È chiaro che nel momento in cui il governo afghano è stato abbandonato dagli alleati i talebani hanno pensato di dare la spallata finale».

Secondo le voci che rincorrono nella capitale in queste ore, adesso è in corso una trattativa tra Abdullah Abdullah, già ministro afghano, e l’ex presidente Hamid Karzai per un governo di transizione. «Però sarà semplicemente un passaggio di potere ai talebani», commenta Giordana, il quale non si spinge a fare previsioni sui possibili scenari per il Paese: «Dobbiamo aspettare e vedere cosa succederà. I talebani dovranno anche fare i conti con l’isolamento internazionale. Non possono contare solamente sul Pakistan o qualche altro piccolo Paese del Golfo».

ASCOLTA L’INTERVISTA AD EMANUELE GIORDANA:

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