Domani, venerdì 30 ottobre, nella giornata di mobilitazione nazionale “Riders in action! Vogliamo veri diritti, non falsi contratti“, avrà luogo uno sciopero delle consegne da parte dei riders bolognesi, in protesta contro il contratto truffa di Ugl e Assodelivery per la regolamentazione delle prestazioni lavorative dei ciclofattorini.
L’appuntamento sarà alle 19 in Piazza del Nettuno, da dove partirà un corteo per percorrere quelle stesse strade che i ciclofattorini solcano ogni giorno per lavorare e soddisfare i bisogni dei clienti: “domani le riattraverseremo per protestare, per chiedere i nostri diritti”, afferma ai nostri microfoni Tommaso Falchi di Riders Union Bologna.

Riders: domani lo sciopero contro il contratto Ugl-Assodelivery

Bar e ristoranti chiudono, ma loro, i riders, continuano a pedalare per le vie della città con zaini pesanti e sotto sole, pioggia o neve fino alle 24 e senza tutele, per soddisfare clienti che, secondo l’ultimo Dpcm, dopo le 18 non possono recarsi personalmente a mangiare fuori.
“La pandemia si sta diffondendo, il lavoro dei riders diventa ancor più centrale, siamo considerati lavoratori indispensabili, addirittura qualcuno ci ha definito degli eroi, ma le nostre condizioni non sono cambiate: viviamo ancora la precarietà, il ricatto, lo sfruttamento sulla nostra pelle”, dichiara Falchi.

È passato un mese dal blitz dei ciclofattorini davanti alla sede dell’Ugl di Bologna, in via Santa Margherita, per contestare l’accordo contrattuale siglato da Assodelivery, l’associazione di categoria che racchiude le più grandi multinazionali di food delivery, e Ugl, “sindacato di comodo che si è prestato a questo gioco”, lo definiscono i riders.
Dal 21 settembre, però, “non è cambiato niente”. Anzi, grava una denuncia inflitta a dieci riders con l’accusa di “aver lasciato dei volantini e di aver urlato frasi ingiuriose”.
Tuttavia, questo non ferma i ciclofattorini a continuare a protestare contro un accordo pirata e un sindacato “che non si è mai visto”: la battaglia si gioca anche a livello legale.

Con il contratto firmato, infatti, i riders non hanno diritto a compensi straordinari, a mensilità aggiuntive e a ferie, né ad alcuna copertura in caso di malattia e maternità.
In più, la paga di 10 euro lordi all’ora si ottiene solo se quest’ultima venga interamente impiegata nelle consegne, altrimenti la cifra viene ricalcolata in base a un algoritmo.
Insomma, un accordo avvenuto fuori dai tavoli nazionali di contrattazione, “fatto alle spalle dei riders, dei sindacati e del Governo stesso, che incentiva ancora di più il cottimo, non introduce tutele e garanzie, non introduce diritti”, continua Falchi.

Per alzare la voce contro tutto questo, domani a livello nazionale l’invito è ai ciclofattorini di bloccare le consegne, ai clienti di non ordinare e raggiungere i manifestanti in piazza e, infine, ai ristoratori di staccare il loro tablet: l’appello si rivolge a tutta la città, al fine di “rispedire questo contratto al mittente” e di creare un danno a queste piattaforme di delivery che non garantiscono tutele né diritti.

Rosarianna Romano

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