In un quadro in cui la situazione e le direttive cambiano di ora in ora, arrivano i primi sciopero da coronavirus. La proclamazione è arrivata ieri, prima che il premier Giuseppe Conte tenesse il suo discorso in cui annunciava la chiusura di tutti i negozi non indispensabili e, al tempo stesso, spiegasse che la produzione industriale può andare avanti solo se vengono rispettate scrupolosamente le disposizioni di sicurezza per i lavoratori.
Condizioni che, secondo le rsu, non vengono rispettate alla Bonfiglioli Riduttori di Calderara di Reno, per cui oggi si sta svolgendo uno sciopero di un’ora in uscita da ciascun turno. E un altro si è già tenuto ieri e oggi alla Toyota, sempre nel bolognese.

Scioperi da coronavirus

Gli scioperi di oggi sono i primi scioperi da coronavirus nelle aziende metalmeccaniche di Bologna. L’azienda, a detta dei lavoratori, non fa abbastanza per garantire la sicurezza degli operai in fabbrica. “Riteniamo gli interventi predisposti dall’azienda per adeguare gli stabilimenti alle prescrizioni di sicurezza insufficienti nonostante vi siano incontri frequenti e disponibilità – protestano i lavoratori – Stiamo chiedendo a più riprese l’acquisto di mascherine per consentire al lavoratori la massima sicurezza, dando la precedenza a chi arriva con i mezzi pubblici e collettivi, vista la facilità di trasmissione del virus”, riferiscono i delegati di Bonfiglioli, proponendo anche “il potenziamento del turno di notte, che, diminuendo l’utilizzo di quello centrale”, potrebbe essere utile a “ridurre l’affluenza in azienda ed in mensa, e a diminuire i disagi familiari”. Non solo, per diminuire la presenza dei lavoratori in mensa, si suggerisce la distribuzione di buoni pasto.

I lavoratori chiedono anche alle autorità competenti una spiegazione in merito alla campagna governativa “Io sto a casa”, che non vale per gli operai. “Non è accettabile che venga prima il profitto, il Pil, della nostra salute, visto che le fabbriche sono luoghi in cui vi sono concentrazioni elevate di persone. In situazioni emergenziali di ‘rischio pandemia’ si devono accantonare analisi economiche”, scrivono i rappresentanti sindacali.
Lo sciopero di oggi è stato accompagnato da alcune raccomandazioni delle stesse rsu: rispettare le disposizioni ministeriali, mantenere la distanza di due metri durante la timbratura e l’uscita, evitare di andare negli spogliatoi.

La risposta della proprietà

La proprietà della Bonfiglioli Riduttori, però, non ci sta ad essere descritta come non sufficientemente attenta alla sicurezza dei dipendenti. E alle accuse risponde elencando tutte le misure di protezione prese in questi giorni per garantire i dipendenti. In particolare, secondo l’azienda, in tutte le sedi del gruppo Bonfiglioli si stanno introducendo con “grande tempestività” misure di protezione condivise con le rappresentanze dei lavoratori, come turni di pulizia quotidiana aggiuntivi con prodotti specifici e con particolare effetto battericida e detergente, una mappatura delle postazioni di lavoro per verificare che tutte rispettino la distanza di sicurezza, il posizionamento nella mensa di flaconi di prodotto a base alcolica disinfettante, la riduzione del numero di posti a sedere, il posizionamento di una segnaletica orizzontale per regolamentarne l’accesso e il flussi. Anche l’ingresso negli spogliatoi è stato contingentato con presidio fisso dei capi-turno.

Inoltre, sempre secondo l’azienda, è stato potenziato il servizio di navetta aziendale tra Modena e Bologna per garantire ai lavoratori pendolari le distanze di sicurezza necessarie. Infine, “nei prossimi giorni i dipendenti che ne avrebbero fatta richiesta, avrebbero ricevuto delle mascherine che sono state ordinate nei giorni scorsi”, specifica Bonfiglioli, rispondendo alla rsu. E ieri è stato diffuso a tutti i dipendenti un vademecum contenente tutte le misure adottate negli ambienti di lavoro nonché le linee guida comportamentali da seguire in questo momento.

Quello che è certo, è che per la proprietà la produzione non può fermarsi. “Tenere aperta l’azienda è prioritario, in questo momento si sta lavorando in perdita, ma dobbiamo tenere viva la filiera dei fornitori medio-piccoli – ammonisce la presidente, Sonia Bonfiglioli – Da sempre il nostro gruppo si avvale di decine di fornitori, che contribuiscono alla realizzazione dei nostri prodotti. Se dovessimo chiudere, non certo per una decina di giorni, metteremmo in crisi tutto il sistema di subfornitura con il rischio concreto che, alla riapertura, molti di questi fornitori potrebbero avere chiuso”, spiega la manager.

Il dilemma tra salute e lavoro

“Qui si sta manifestando la stessa situazione dell’Ilva di Taranto, dove agli operai viene detto di scegliere tra salute e lavoro – replica ai nostri microfoni Gianplacido Ottaviano, rsu alla Bonfiglioli – Ma di coronavirus si può morire, non siamo carne da macello”.
I lavoratori si sono ovviamente interrogati sulle conseguenze del fermo della produzione, ma la preoccupazione per la tutela della salute ha prevalso sulla questione economica. “Se questo modello ci impone di scegliere tra la salute e il lavoro, è il caso di cambiare modello”, osserva il sindacalista.

Pur nella drammaticità della situazione, gli operai preferiscono andare in cassa integrazione che andare a lavorare in questa situazione.
I lavoratori in sciopero alla Bonfiglioli, però, sono consapevoli che la loro mobilitazione, da sola, servirà a ben poco. “Serve che la protesta si estenda a tutte le fabbriche – osserva l’rsu – per cui facciamo appello anche agli operai della Gd e dell’Ima e di tutte le fabbriche di Bologna”.

ASCOLTA L’INTERVISTA A GIANPLACIDO OTTAVIANO: