A due mesi dalla chiusura delle cronache locali di Toscana ed Emilia Romagna, i giornalisti de l’Unità chiedono risposte all’editore. I collaboratori aspettano il pagamento di sette mensilità. Agli assunti è stata promessa la realizzazione di un settimanale, ma manca la firma della proprietà.

A due mesi dalla chiusura delle cronache locali di Toscana ed Emilia Romagna de l’Unità, i giornalisti sono ancora in attesa di sapere quale sarà il loro futuro. “La decisione dell’azienda ha prodotto un duro colpo – spiega l’ormai ex caporedattore Gigi Marcucci – dal momento che si è deciso di tagliare proprio nelle regioni in cui il giornale vende di più e proprio là dove era più stretto il rapporto coi lettori”. Inoltre, dati alla mano, la redazione emiliano romagnola del giornale sostiene che non c’è alcun motivo economico alla base della decisione.
Per ora i giornalisti assunti lavorano da Bologna, mentre ben più difficile è la situazione dei collaboratori precari. L’editore, infatti, è in ritardo di sette mesi nel pagamento di quanto dovuto. Una mancanza che per qualcuno corrisponde ad 8mila euro, per altri addirittura a 15mila, oltre alla perdita del lavoro senza alcun diritto di accesso agli ammortizzatori sociali.

Finora ci sono state tante promesse, ma pochi fatti concreti. “L’amministratore delegato ci ha assicurato che a giorni dovrebbe esserci un aumento di capitale, che servirebbe a pagare i collaboratori”, spiega la fiduciaria di redazione Chiara Affronte.
Allo stesso modo è stata promessa la realizzazione di un settimanale, che nella sua realizzazione dovrebbe coinvolgere sia gli assunti che i collaboratori e che dovrebbe rappresentare una prima soluzione a chi è rimasto senza lavoro o non lavora a tempo pieno. “Noi abbiamo già fatto le prove grafiche e alcuni numeri zero del settimanale – dicono dalla redazione – ma in ogni caso un’iniziativa come questa non può sostituire le cronache locali”.
La sensazione dei lavoratori, però, è che non ci sia un reale progetto editoriale alla base e che la situazione, quindi, rischi solo di peggiorare. “C’è qualche editore che ha utilizzato l’Unità come un taxi per il proprio futuro”, lamenta Marcucci.

La battaglia che è stata condotta prima della chiusura delle cronache locali e che sta continuando anche adesso, ha visto i giornalisti assunti scendere in difesa dei precari, caso raro nel settore.
Le pressioni, però, non vengono solo dal mondo sindacale. Sebbene non rappresenti più l’editore del quotidiano fondato da Antonio Gramsci, l’Unità sta a cuore al Partito Democratico o almeno ai vertici locali. “Rischiamo il depauperamento dell’informazione di sinistra a Bologna – mette in guardia Marco Macciantelli della segreteria Pd – Noi stiamo esercitando pressioni sulla proprietà e pare che ci sia un soggetto editoriale che voglia entrare in gioco da protagonista”. Niente di certo, però. E intanto i giornalisti aspettano.

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