I can’t breathe“, le drammatiche parole pronunciate da George Floyd mentre un poliziotto gli teneva il ginocchio pressato sul collo fino a provocarne la morte, sono diventate un simbolo della condanna del suprematismo bianco e del razzismo negli Stati Uniti, che in questi giorni è sfociato in atti di vera e propria ribellione.
er esprimere solidarietà alla comunità nera americana e per rifiutare ovunque il razzismo, a Bologna, sabato 6 giugno, si terrà un flash mob.

“I can’t breathe”, il flash mob bolognese

A lanciare la chiamata è stato il circolo Arci Ritmo Lento, da sempre attento a questioni sociali. Ben presto hanno aderito anche altre realtà cittadine, come la “casa-madre” dell’Arci, Refugees Welcome, Piazza Grande, Decolonising the Academy, Hayat onlus, Link Studenti Indipendenti, Mit – Movimento Identità Trans, Coalizione Civica Bologna e la Mala Educaciòn.
L’appuntamento è fissato per le 19.00 di sabato 6 giugno in piazza Maggiore, dove i partecipanti indosseranno mascherine con scritto “I can’t breathe” e si inginocchieranno come fece il giocatore di football Colin Kaepernick durante l’inno nazionale per condannare le violenze sulla comunità afroamericana da parte delle forze dell’ordine.

“Da diversi giorni gli Stati Uniti sono attraversati da una delle proteste più imponenti della loro storia moderna: l’omicidio di George Floyd commesso da quattro poliziotti bianchi ha fatto esplodere la rabbia delle comunità oppresse dalla violenza suprematista e dal razzismo strutturale che caratterizzano la storia delle società occidentali – scrivono gli organizzatori – Si tratta di una mobilitazione trasversale, che sta organizzando la solidarietà di tanti strati della popolazione americana, dalle minoranze afroamericane e ispaniche che chiedono verità e giustizia per le vittime degli abusi di potere agiti dalle forze dell’ordine (oltre al nome di George Floyd le piazze stanno ricordando anche Breonna Taylor, Tony McDade e Ahmaud Arbery, morti recentemente in contesti simili) ai tanti cittadini e alle tante cittadine che vogliono allearsi con queste comunità nella lotta per l’uguaglianza razziale”.

Il razzismo ci riguarda

Pur consapevoli dei contesti differenti, gli organizzatori però non rinunciano a vedere un parallelo con l’Europa e l’Italia. “C’è una linea del colore, che accomuna questi nomi e questi volti a quelli dei migranti e delle migranti che le politiche dei governi europei lasciano sistematicamente morire in mare e condannano a condizioni di povertà e marginalità sociale – scrivono – In tanti e in tante vivono e lavorano nel territorio e nelle città italiane, ma non gli sono ancora riconosciuti i diritti che gli spettano e vivono sulla propria pelle le conseguenze dell’irregolarità e del razzismo istituzionale. È un problema politico e culturale, alimentato da atteggiamenti intolleranti, che rompono ogni idea di solidarietà e ostacolano la conquista di diritti sociali”.

“Vogliamo ricordare ovviamente George Floyd, ma anche Breonna Taylor, Tony McDade e Ahmaud Arbery, morti recentemente in contesti simili – osserva ai nostri microfoni Emily Clancy, consigliera comunale di Coalizione Civica – ma vogliamo anche riconoscere il nostro ‘white privilege‘, il privilegio di essere bianchi e caucasici e cercare di combatterlo, cercando di essere attivamente antirazzisti, come ci ricordava Angela Davis”.
Ad arricchire il flash mob potrebbe esserci una piccola rappresentazione, di cui si sta discutendo con Cantieri Meticci e La Murga, sul brano di Janelle Monae “Hell You Talmbout”, che ricorda i nomi delle vittime.

ASCOLTA L’INTERVISTA AD EMILY CLANCY:

Il dibattito negli Stati Uniti

Intanto negli Stati Uniti sono saliti a 4mila i manifestanti arrestati dalle forze dell’ordine, di cui 2500 solo nel fine settimana, e cresce anche il numero di morti durante le proteste.
Sul versante politico, la corrente socialista dei democratici si schiera con i manifestanti. “Se stai chiedendo la fine dei disordini – afferma la deputata Alexandria Ocasio-Cortez – e se stai chiedendo la fine di tutto questo, ma non stai chiedendo la fine delle condizioni che hanno creato questi disordini, sei un ipocrita. Se pretendi che finiscano i disordini, ma non credi che l’assistenza sanitaria sia un diritto umano, se hai paura di dire che le vite dei neri contano, se hai paura di denunciare la brutalità della pulizia, allora non stai davvero chiedendo che cessino i disordini, quello che stai chiedendo è che l’ingiustizia continui e che la tua gente continui a sopportare la violenza della povertà”.

GUARDA IL VIDEO DI ALEXANDRIA OCASIO-CORTEZ: