Mentre la questione di Hong Kong fa salire la tensione internazionale, con la Cina che ha deciso di sospendere le visite delle navi da guerra statunitensi in seguito all’esplicito appello di una parte dei manifestanti della città-stato al presidente Donald Trump, due attivisti di YaBasta Bologna, Guglielmo e Nicola, sono volati direttamente nell’ex colonia per seguire da vicino e cercare di comprendere le mobilitazioni.

Hong Kong: Ya Basta segue le proteste

“Le proteste di Hong Kong ci sono sembrate interessanti – racconta Nicola ai nostri microfoni – In questo momento, anche dopo la recente tornata elettorale, l’intensità delle mobilitazioni si è affievolita rispetto all’assedio del politecnico, ma non è raro vedere persone che girano per strada con il volto mascherato o la maschera antigas. A rendere surreale tutto quanto è che ciò avviene in un Paese avanzato economicamente e tecnologicamente, con negozi di alta moda ovunque”.

L’attivista ricorda quali sono le cinque rivendicazioni della protesta: da un lato il ritiro della legge sull’estradizione, che ha già conseguito l’obiettivo; dall’altro l’eliminazione del reato di sommossa dal codice penale; c’è poi la richiesta della scarcerazione dei manifestanti arrestati finora e la creazione di una commissione indipendente di indagine sulle violenza della polizia; infine c’è la richiesta delle dimissioni del capo dell’esecutivo Carrie Lam.
“Più in generale – continua Nicola – i cittadini chiedono il suffragio universale, perché il capo dell’esecutivo è eletto da una commissione elettorale composta da 1200 persone e 30 dei 70 seggi del Parlamento sono direttamente affidati a rappresentanti delle grandi industrie”.

Un movimento eterogeneo

Quello che i media occidentali definiscono un movimento pro-democrazia è piuttosto composito. Accanto ai settori che protestano in prima linea, infatti, il movimento è, ad esempio, appoggiato anche da genitori e insegnanti preoccupati per l’eccessivo utilizzo e le possibili conseguenze dei lacrimogeni da parte delle forze dell’ordine.
Quanto agli espliciti appelli a Trump che hanno innervosito la Cina, i due attivisti di Ya Basta spiegano che gli slogan utilizzati da una importante componente del movimento ricalca quello della campagna elettorale del presidente statunitense: “Make Hong Kong great again“.
“Non si tratta di un’affinità ideologica pregressa con Trump – precisa Nicola – ma perché rappresenta un alleato reale di fronte a un nemico che sembra mastodontico, come la Cina”.

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