Note a pie’ di pagina”, la rubrica di Vanloon sulla storia della musica, in onda ogni giovedì a Radical Pop, questa settimana ci porta nella Palestina nuovamente martoriata dalle bombe israeliane. In particolare, ci porta a scoprire il linguaggio musicale con cui si esprimono per la maggiore i giovani palestinesi: l’hip hop.

Hip hop, la voce dei giovani in Palestina

«Finalmente mi sentivo libero. Con la musica riuscivo a superare l’angoscia dell’occupazione. Se canti nessuno ti può fare più niente». Queste le parole con cui Muhammad Mughrab dei G-Town, crew del campo profughi di Shuafat a Gerusalemme, ha descritto la sua scoperta della musica alla giornalista Fiamma Arditri nel libro Buongiorno Palestina, edito da Fazi nel 2014. Un libro importante quello di Arditi perché racconta un altro volto della lotta del popolo palestinese: quello dell’arte e delle tante espressioni culturali che animano i territori occupati, la Striscia di Gaza e le comunità palestinesi dello Stato di Israele.

Attraverso libri, film e musica si trasmette e continua vivere quella resistenza civile del popolo palestinese, di cui colpevolmente nel dibattito pubblico poco si parla: una società che non si riconosce in Hamas né nella debole Autorità nazionale palestinese né tantomeno in Fatah, partito clientelare e corrotto, ma non per questo si dichiara sconfitta di fronte all’occupazione. Una società che in fondo che è sempre stata attiva in Palestina: lo dimostrano la prima Intifada e i comitati di base, gli abitanti che dicono di no agli sgomberi forzati organizzandosi in comitati e collettivi e le organizzazioni della resistenza non violenta.

Uno dei canali con cui emerge questa resistenza di popolo è oggi l’hip hop, una cultura che in Palestina ha trovato piena cittadinanza perché come dichiara Tamer Nafar, frontman dei Dam «La mia realtà è hip hop. Ho ascoltato i testi e ho sentito che parlavano della mia vita. puoi sostituire la parola “negro” con “palestinese”. Lydda è il ghetto, il più grande centro di criminalità e droga del Medio Oriente. Quando ho sentito Tupac cantare “è il mondo dell’uomo bianco”, ho deciso di prendere l’hip hop sul serio».

Per chi volesse approfondire, lasciamo qualche suggerimento, oltre al libro di Fiamma ArditiBuongiorno Palestina” da cui siamo partiti:
Lazyproduction, “Il rap palestinese – Intifada in musica(qui e qui)
Sunaina Maira e Magid Shihade, “L’Hip Hop nella Palestina del ’48: giovani, musica e i ‘Presenti assenti’” dal numero 1 del gennaio-febbraio del 2020 Palestinesi de la rivista “Il Ponte”
Per approfondire invece la tematica della resistenza dal basso in Palestina vi suggeriamo l’intervista che Vanloon ha fatto a Wassim Dahmash, docente e ricercatore di letteratura araba all’Università di Cagliari, a proposito dell’Intifada

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