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La rubrica del nostro Ibrahim Traore per conoscere la situazione nei Paesi africani da cui fuggono i migranti giunti in Europa ci porta in Guinea-Bissau. Dalla fine della colonizzazione, il Paese è costretto a misurarsi con un’instabilità continua e parecchi tentativi di capovolgimento del potere con la violenza.

Dalla fine della colonizzazione, la Guinea Bissau è costretta a misurarsi con un’instabilità continua e parecchi tentativi di capovolgimento del potere con la violenza. Nessun presidente è potuto giungere alla fine del suo mandato. L’esercito, in seno al quale l’etnia balante è predominante, ricopro un ruolo essenziale nella vita politica del paese.
Con l’instabilità politica e militare che regna nel paese, certi preferiscono andare via  per avere una vita più tranquilla.

La Guinea-Bissau è uno Stato dell’Africa occidentale, uno dei più piccoli stati dell’Africa continentale. Confina col Senegal a nord, con la Guinea a sud e a est e con l’Oceano Atlantico ad ovest. Al largo della capitale, Bissau, è situato l’arcipelago delle isole Bijagos, centinaia di isole di varie dimensioni, molte delle quali disabitate.
Nel 1879 la Guinea-Bissau diventa una colonia portoghese. Nel 1956, Amilcar Cabral, Luís Cabral (fratellastro di Amilcar Cabral), Aristides Pereira, Abilio Duarte ed Eliseo Turpin fondano il Paigc (Partito africano per l’indipendenza della Guinea e Capo Verde). Il Paigc si batte contro l’esercito portoghese su parecchie fronti a partire dai Paesi vicini, in particolare la Guinea Conakry ed il Casamance, provincia del Senegal. Riesce a prendere il controllo del sud del Paese, mettendo in opera delle strutture politico-amministrative nelle zone liberate.

In questo momento, Amílcar Cabral conduce un’attività diplomatica molto intensa per fare conoscere il suo movimento e legittimarne l’azione presso la comunità internazionale. Nel 1972 le Nazioni Unite finiscono per considerare il Paigc come “vero e legittimo rappresentante dei popoli della Guinea e del Capo-verde”.
Amílcar Cabral viene assassinato il 20 gennaio 1973 a Conakry dai membri del ramo militare del partito, appena sei mesi prima dell’indipendenza della Guinea-Bissau.
Amilcar Cabral non vedrà dunque mai l’indipendenza della Guinea-Bissau e di Capo Verde, causa per la quale ha combattuto durante più di vent’ anni. Alle prime elezioni dopo l’indipendenza Luís Cabral diventa il primo presidente della Guinea Bissau.

Nel 1980, le condizioni economiche si sono deteriorate in modo significativo e ciò provoca un malcontento generale nei confronti il governo. Il 14 novembre 1980, João Bernardo Vieira, detto “Nino Vieira”, rovescia il presidente Luís Cabral con un colpo di stato militare e prende il potere.
Nel 1984 viene approvata una nuova costituzione ed il Paese si muove verso la democrazia, che arriva all’inizio degli anni ‘90. Vieira viene proclamato primo presidente della Repubblica il 29 settembre 1994.

Nel giugno 1998, dopo un tentativo fallito di colpo di Stato contro il governo, il Paese cade in una violenta guerra civile tra le forze restate fedeli a Vieira e quelle del capo di Stato Maggiore dell’esercito Ansumane Mané, vecchio compagno di arma del capo dello Stato durante la guerra di indipendenza. Il 7 maggio 1999 i ribelli rovesciano il governo di João Vieira, che trova rifugio all’ambasciata del Portogallo prima di esiliarsi in Portogallo.

Nel 2000, Kumba Lalá viene eletto presidente, ma viene destituito da un altro colpo di Stato nel settembre 2003.
Il 24 Luglio 2005, l’ex presidente João Bernardo Vieira ottiene le elezioni presidenziali e ritorna alla guida dal Paese. Nomina il generale Tagmé Na Waié capo di Stato Maggiore.
Il 1 marzo 2009 Na Waié viene ucciso in un attentato. Il presidente João Bernardo Vieira, che alcuni militari ritengono responsabile dell’attentato, viene assassinato a sua volta il 2 marzo 2009.

A succedergli è Malam Bacaï Sanha, candidato del Paigc, eletto presidente il 26 luglio2009. Il 1 aprile 2010 ecco l’ennesimo tentativo di colpo di Stato, condotto da Antonio Indjai e dall’ex contrammiraglio José Américo Bubo Na Tchuto, portano all’arresto del premier Gomes Jr. Il capo di Stato maggiore delle forze armate Indjai ha minacciato di ucciderlo se le proteste dei suoi sostenitori, scesi in piazza appena saputa la notizia, non fossero immediatamente cessate.
Il presidente, Malam Bacai Sanhá muore a Parigi il 9 gennaio 2012. Il 13 aprile 2012 avviene un altro un colpo di Stato da parte dei militari.

Mamadu Ture Kuruma diventa il dirigente del Paese. Manuale Serifo Nhamadjo, presidente dell’assemblea nazionale popolare, è nominato presidente della Repubblica ad interim, ma rifiuta la nomina il 20 aprile 2012, prima di accettarla il 11 maggio 2012.
Nel 2014, José Mário Va  vince l’elezione presidenziale, cercando il ritorno progressivo alla legalità costituzionale. Intanto l’instabilità persiste. Il primo ministro nominato, Domingos Simões Pereira, capo del Paigc, viene rimosso nell’agosto 2015 in seguito ad un conflitto col presidente stesso, facendo rientrare il Paese in un grave crisi politica.

Il nuovo premier deciso con un decreto presidenziale è Carlos Correia, ma è durato appena sei mesi a causa dei contrasti con Vaz. Cipriano Cassamà, presidente dell’assembea nazionale popolare, ha provato a mediare, ma le sue proposte sono state bocciate dal presidente.
Nel settembre 2016, il presidente della Guinea Conakry, Alfa Condé, mediatore della crisi in Guinnea-Bissau, ed il presidente della Sierra Leone Ernesto Baï Koroma ottengono un compromesso politico firmato da tutte le parti. Il 18 novembre 2016, Umaro Sissoco Embaló viene nominato Primo ministro.

Ibrahim Traore