Mancano due giorni all’entrata in vigore dell’obbligo di Green Pass in tutti i luoghi di lavoro. Stime ufficiali su quante siano le lavoratrici e i lavoratori senza vaccinazione non ce ne sono, ma da alcuni calcoli, non smentiti dal governo, la quota si aggirerebbe attorno al 14% della forza lavoro attiva in Italia. Un numero consistente, che rischia di provocare caos se non una paralisi, dal momento che l’attuale capacità dei laboratori e delle farmacie di processare tamponi per il rilascio del Green Pass coprirebbe appena un settimo dei lavoratori e delle lavoratrici senza vaccino.

Green Pass sul lavoro, tre milioni senza vaccino

Secondo le stime riportate da la Repubblica, sarebbero 3,3 milioni le lavoratrici e i lavoratori non vaccinati e quindi sprovvisti di Green Pass. Di questi, 344mila sarebbero occupati nel pubblico impiego (tra cui 18mila poliziotti), mentre 2,2 milioni nei settori privati e 740mila autonomi.
I tamponi che invece si riuscirebbero ad effettuare ogni giorno in tutto il Paese sarebbero 500mila. Considerato che il tampone dovrebbe essere effettuato ogni 48 ore, più di due milioni di persone senza Green Pass rimarrebbero escluse dai test.

Negli ultimi giorni si sta correndo ai ripari. Se le liste d’attesa per l’effetuazione del tampone arrivano già fino a dicembre, come riportano alcune testimonianze sui giornali, alcune farmacie stanno triplicando le postazioni dedicate all’effettuazione di tamponi, ma il nodo resta quello del personale impiegato per queste operazioni.
Gli impatti, inoltre, potrebbero farsi sentire sui settori produttivi stessi, dal momento che, sui 23 milioni di persone che costituiscono la forza lavoro attiva in Italia, ben il 14,3% non ha al momento la certificazione verde.

È per questa ragione, ad esempio, che ieri, attraverso una circolare il Ministero dell’Interno ha chiesto alle imprese del porto di Trieste di mettere a disposizione dei tamponi gratuiti per i lavoratori non vaccinati, in modo da evitare lo stallo totale dello scalo portuale, dopo che i sindacati avevano annunciato un blocco totale delle attività il 15 ottobre.
Il porto di Trieste, però, non è l’unico contesto in cui si alzano voci critiche per gli effetti che potrebbe produrre il Green Pass obbligatorio sui luoghi di lavoro.

Allarmi e proteste per gli effetti del Green Pass

Un allarme è stato lanciato anche da Confetra (Confederazione Generale Italiana dei Trasporti e della Logistica), che prefigura un rischio paralisi dei rifornimenti, con conseguenti scaffali vuoti.
«Si rischia il blocco, la paralisi del sistema logistico nazionale – spiega Ivano Russo, direttore generale di Confetra – La nostra confederazione raccoglie 400mila autisti, stimiamo che il 30% di loro non abbia il Green Pass e dunque tra pochi giorni si fermi. In più c’è il tema degli stranieri, tutti vaccinati con Sputnik o altri farmaci non autorizzati dall’Ema e dall’Aifa e dunque non ammessi per ottenere il Qr Code che dal 15 ottobre sarà obbligatorio per lavorare».

Oltre al problema degli approvvigionamenti, nella logistica il Green Pass potrebbe generare altri paradossi. Tra questi, l’aumento dei carichi di lavoro per il personale che invece ha il Green Pass o l’assunzione di personale precario – quindi con meno diritti – per sopperire all’assenza dei lavoratori sospesi. Per queste ragioni Si Cobas ha proclamato lo stato di agitazione e chiede tamponi gratis per tutti.
«Siamo stati il primo sindacato italiano a dire ai lavoratori di astenersi quando è scoppiata la pandemia e non era garantita la loro sicurezza – osserva ai nostri microfoni Tiziano Loreti di Si Cobas – Ora il governo e Confindustria non possono deresponsabilizzarsi scaricando tutto sui lavoratori, devono dare tamponi gratis a tutti».

ASCOLTA L’INTERVISTA A TIZIANO LORETI:

A Bologna, inoltre, ieri oltre un centinaio tra docenti e non docenti dell’Università ha diffidato il rettore.
Si tratta di “Lavoro e Studio Diritti di Tutti – Unibo”, un gruppo apartitico e indipendente, nato per sollecitare il Rettore affinché prenda posizione contro l’obbligo del green pass e tuteli i propri dipendenti.
In particolare, il gruppo chiede di «sottoporre a tamponi anche i colleghi vaccinati essendo ormai accertato il rischio che anche questi ultimi possano contagiare altri ed essere a loro volta contagiati; fornire gratuitamente i dispositivi di protezione (tamponi rapidi anche salivari) necessari per il rilascio del Covid pass; limitare i controlli al solo momento dell’accesso al posto di lavoro e non a qualsiasi ora e con modalità tali da tutelare la dignità e la riservatezza dei singoli lavoratori».

ASCOLTA L’INTERVISTA A MONICA BALLANTI DI LAVORO E STUDIO DIRITTI DI TUTTI:

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