Per la terza volta in pochi mesi i greci hanno deciso di dare fiducia a Syriza e al suo leader, Alexis Tsipras. Il nuovo governo ellenico dovrà applicare le misure del Memorandum imposte dall’Europa, tentando di mitigarne gli effetti sulla popolazione. L’analisi del voto del giornalista Matteo Pucciarelli.

Alexis Tsipras ripartirà dal 35,47% di voti che gli elettori greci gli hanno attribuito, nell’ennesima chiamata alle urne cui erano convocati in pochi mesi. È forse questo uno dei fattori che può aver pesato nell’altissima percentuali di astenuti, insieme a una forte disillusione. La vittoria di Syriza non era affatto scontata, all’indomani dell’epilogo dei negoziati con i creditori internazionali e le successive dimissioni di Tsipras, e stando ai sondaggi della vigilia che riportavano un testa a testa con Nea Dimokratia. Il premier ellenico può godere ora di una nuova investitura popolare e, dopo essersi sbarazzato dell’ala più radicale di Syriza (Unità Popolare non è riuscita a ottenere il quorum per entrare in Parlamento), è chiamato a governare un paese già fortemente indebolito dalla morsa dell’austerity.

La Grecia ha scelto di continuare con un rinnovamento della politica – è il commento del giornalista di Repubblica Matteo Pucciarelli – Continua a vivere una contraddizione di fondo, ossia voler cambiare l’Europa ma allo stesso tempo rimanendo in Europa, e in questo senso l’unica scelta possibile era Syriza, l’unico partito che propone di cambiare o moderare in qualche modo il Memorandum ma rimanendo ancorati alla moneta unica. Il dato di astensione è importante perché segnala una forte disaffezione rispetto alla politica – sottolinea Pucciarelli – va anche detto però che era la terza volta nel giro di pochi mesi che i greci venivano chiamati alle urne. È vero però che il clima di ieri sera rispetto allo scorso gennaio o allo scorso luglio era molto diverso, c’era meno entusiasmo e molto più pragmatismo“, fa notare il giornalista.

In un certo qual modo il popolo greco si è trovato costretto a fare i conti con una realtà, quella dell’Unione europea, che non ha lasciato scampo. Lo stesso è toccato allo stesso Tsipras, che ha dovuto aggiustare al ribasso le promesse annunciate durante la prima campagna elettorale. “Indubbiamente Tsipras si è scontrato con una realtà oggettivamente proibitiva, fare le cose che aveva promesso all’inizio dell’anno era irreale, vista anche la realtà europea – osserva Pucciarelli – Margini di manovra ne ha avuti e continua ad averne pochi, almeno fino a quando non ci sarà in Europa qualche nuovo governo in linea con Syriza“.

Dopo aver accettato il nuovo programma di aiuti di 86 miliardi, ora Tsipras si trova a dover applicare il Memoranudm. “Si tratta di vedere come verrà applicato e chi dovrà pagare il peso di questo sacrificio economico – afferma ancora il giornalista di Repubblica – È il caso del provvedimento sulla riforma delle pensioni. La sfida che ha davanti Tsipras è quella di riuscire a fare una politica di sinistra seppure in una condizione di recessione e con una richiesta dell’Europa di sacrifici rispetto al taglio della spesa pubblica”.

A margine, resta da capire quanto deve preoccupare l’ennesima affermazione dei neo-nazisti di Alba Dorata, che si confermano terzo partito in Grecia. Come spiega Pucciarelli, “la buona notizia è che Alba Dorata non è cresciuta molto nei punti caldi, le isole maggiormente interessate dal massiccio arrivo dei profughi. Per ora non si è verificato l’effetto che Alba Dorata auspicava, ossia che Syriza fallisse e che fossero loro a prenderne il posto. Non c’è un’avanzata vera, tuttavia fa sempre impressione un partito di ispirazione neo-nazista che prende il 7%”.