Spuntano nuove opere emiliane nell’inchiesta “Sistema” sulla corruzione negli appalti. In Regione è indagato, tra gli altri, l’ex assessore ai Trasporti Alfredo Peri per tentata induzione indebita a dare o promettere utilità in merito alla Cispadana, ma è indagato anche il presidente dell’Autocamionale della Cisa ed è implicata pure la Cmc di Ravenna, presente nei lavori per la Tav Firenze-Bologna. Intanto i costi della Variante raddoppiano.

Non è solo Alfredo Peri, ex assessore regionale ai Trasporti, tra gli emiliani ad essere implicati nell’inchiesta “Sistema“, con la quale la Procura di Firenze ha smascherato una fitta rete di corruzione nella gestione degli appalti per le Grandi Opere.
L’ex assessore è finito nell’inchiesta in relazione alla Cispadana, la prima autostrada a pedaggio regionale che dovrebbe collegare Reggiolo a Ferrara. L’accusa per lui e per Vladimiro Fiammenghi, ex assessore alla Mobilità della stessa Regione, e Graziano Patuzzi, ex presidente della Provincia di Modena, è di tentata induzione indebita a dare o promettere utilità. In altre parole, i tre, “usando i propri poteri”, avrebbero indotto “a dare o a promettere indebitamente denaro o altra utilità”.

L’edizione bolognese di La Repubblica riporta che ci sarebbero altri emiliani indagati, tra cui Giulio Burchi, presidente dell’Autocamionale della Cisa e grande manager di diverse società autostradali e tre dipendenti dell’imprenditore Perotti: Lidia Cavina, Fabio Oliva e Giovanni Fiorini.
Nell’inchiesta, sempre secondo Repubblica, è implicata anche la Cmc di Ravenna. L’azienda è al centro di diverse contestazioni dei comitati, dai No Tav ai No People Mover. Cmc è infatti componente del consorzio Cavet che ha in appalto la Tav Bologna-Firenze ed è coinvolta in altre inchieste.
L’accusa per l’azienda è di aver corrisposto ad Ettore Incalza, “l’uomo degli appalti” al Ministero, oltre mezzo milione di euro tra il 1999 e il 2008.
Il direttore dei lavori, guarda caso, è Perotti che, secondo un’intercettazione, avrebbe percepito 68 milioni di euro “per non fare nulla”.

Allo scoppio dello scandalo, la Procura di Firenze ha fatto sapere che la corruzione nelle Grandi Opere ha portato ad un aumento dei costi pari al 40%.
Alla luce di ciò, per quanto non coinvolta nell’inchiesta “Sistema” ma in un’altra ferma davanti al gip, fa impressione sapere che la Variante di Valico costerà il doppio di quanto inizialmente stanziato, da 3,5 a 7 miliardi di euro.
Lo ha comunicato ieri l’ad di Autostrade Giovanni Castellucci, che ha scaricato il barile sui suoi predecessori: “Un’opera progettata negli anni ’90, sicuramente col senno di poi oggi la progetteremmo diversamente, più in galleria e più profonda”.

Nonostante le proteste dei comitati e il coinvolgimento di personaggi di spicco come Peri, il Pd tira dritto sulla Cispadana. Sia l’assessore regionale ai Trasporti Raffaele Donini che il presidente Stefano Bonaccini ieri hanno insistito sulla necessità dell’opera, definita strategica, e sostenuto che vada fermata la corruzione, non i lavori.
Di diverso avviso le opposizioni, dal M5S alla Lega, fino a L’Altra Emilia Romagna. “I segnali dello scandalo erano già evidenti – sostiene Cristina Quintavalla dell’Altra Emilia Romagna – I politici non hanno voluto vederli”.

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