È il Mes, il Meccanismo Europeo di Stabilità il nuovo strumento che tormenta i sonni del governo Conte. Il Pd col suo segretario nazionale Nicola Zingaretti incalza il premier, mentre nel M5s continua a prevalere lo scetticismo, se non la vera e propria preoccupazione che l’adozione dello strumento potrebbe provocare. I 20 miliardi europei che potrebbero arrivare per la sanità attraverso uno strumento, a dire il vero, ben poco gettonato in Ue, mette a rischio la tenuta stessa dell’esecutivo, che in Aula potrebbe vacillare sul voto.

Mes, lo strumento europeo che agita il governo

“Basta tergiversare. Oggi possiamo avere le risorse mai viste prima per fare quei grandi investimenti che ci permetteranno di migliorare la qualità dell’assistenza e della cura delle persone e, insieme, anche di dare un concreto impulso alla ripresa economica”. Così il segretario nazionale del Partito Democratico, Nicola Zingaretti, ha incalzato il governo Conte sull’adozione dello strumento europeo. Una posizione a cui fa eco quella del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri: “Con il Mes si risparmiano un po’ di soldi. Non 37 miliardi, ma la differenza di interessi. Sarebbero a oggi circa 500 milioni annui che in 10 anni sarebbero 5 miliardi”.

La posizione del Pd viene ribadita, sulle nostre frequenze, anche dal deputato Serse Soverini. “Il Mes non è più un meccanismo di solidarietà che penalizza i Paesi, li mette sotto controllo o li sottopone a chissà quale risarcimento – afferma Soverini – È stato ripulito da quelle parti, non è più un fondo salva-Stati che riporta all’immagine della Grecia, ma è uno strumento finanziario che dà dei soldi da investire in sanità e li dà ad un tasso di interesse per noi vantaggiosissimo. Se facessimo lo stesso investimento con soldi nostri, noi spenderemmo 500 milioni di euro in più di interessi”.
I sostenitori del Mes, infatti, puntano molto sul tasso di interesse, che dovrebbe aggirarsi attorno allo 0,1%, contro il 2% di interessi che è il valore medio sul mercato.

Le paure e le preoccupazioni sul possibile ripensamento in corsa dell’Europa, che rimetta i vincoli che gli Stati hanno conosciuto proprio attorno al Mes, per Soverini non ha ragione d’essere. Così come andrebbe superata questa diffidenza, un po’ corporativa, nei confronti dell’Europa. “La Francia e la Germania non si sono svegliate dicendo di volendo bene all’Italia – continua il deputato Pd – ma si sono rese conto che nella crisi della globalizzazione, l’Europa è il loro mercato interno e di questa consapevolezza l’Italia può beneficiare”.

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I detrattori del Mes non sono tutti uguali

Le preoccupazioni e le reticenze del M5s nei confronti del Mes non sono le uniche sulla piazza. Ad essere contraria è, ad esempio, anche la Lega.
In un articolo pubblicato oggi sul Fatto Quotidiano, Salvatore Cannavò oggi elenca dieci punti problematici attorno allo strumento europeo, che vanno dalla condizionalità alla sorveglianza, fino al costo del Mes stesso, che secondo il giornalista non sarebbero del tutto superati, nonostante le modifiche europee. Per Cannavò, il problema di fondo sarebbe che il Mes rimane un fondo impostato per garantire la stabilità e non la solidarietà.

Ai nostri microfoni, l’ex ministro Paolo Ferrero spiega i punti critici del meccanismo. “Si tratta di uno strumento pensato per erogare un prestito in cambio di condizionalità – osserva Ferrero – Oggi le condizionalità sono sicuramente più basse di quelle che abbiamo visto per la Grecia, ma non scompaiono”. In particolare, il Mes, ma anche altri strumenti europei, secondo l’ex leader di Rifondazione, sono basati sul meccanismo per cui uno Stato prende soldi per poi restituirli e ciò non rappresenta la soluzione dei problemi. “Nel 2020 l’Italia avrà una botta enorme, con un pil che scenderà di circa 200 miliardi e l’anno prossimo non torneremo a regime. Se bisogna cominciare a restituire il prestito è un meccanismo che non funziona”.

Un altro problema del Mes e di strumenti simili, inoltre, è rappresentato dal debito. “Tutto ciò che spendiamo del prestito va conteggiato come debito su cui occorrerà rientrare – osserva Ferrero – poiché i parametri europei prevedono che il debito devva essere al massimo il 60% del pil, mentre noi quest’anno finiremo a 150%. Usando il Mes porremmo le condizioni affinché si ripresenti la situazione che portò il governo Monti al massacro sociale sulle pensioni ed altri settori”.
La via maestra per contrastare la crisi, dunque, secondo Ferrero non passerebbe dai prestiti, ma dall’intervento diretto della Bce senza la restituzione dei soldi.

Su questo tema la Sinistra Europea ha lanciato anche una petizione, intitolata “Usiamo il denaro della Bce per la salute e non per la finanza“. La proposta contenuta, secondo Ferrero è semplice e rispetta gli stessi trattati europei, piegandoli a logiche popolari.
“Tutte le banche centrali nel mondo finanziano direttamente le misure del governo – sottolinea l’ex ministro – Tutto funziona sull’idea che la spesa che lo Stato fa produce sviluppo economico. In altre parole si anticipano soldi che permettono di mettere in movimento risorse, come forza lavoro o risorse materiali, che altrimenti rimarrebbero inutilizzate”.
In Europa, invece, la banca centrale non ha finanziato l’economia degli Stati, ma le banche private all’epoca dei salvataggi. “La stessa cosa non vogliono farla sull’economia e la società”, osserva Ferrero.

La proposta alternativa, invece, prevederebbe che la Bce acquisti titoli da una banca europea pubblica, chiamata “Fondo Sanitario Europeo”. I titoli sarebbero a 100 anni e con tassi di interesso negativo, in modo che non debbano essere restituiti. “In questo modo la spesa finirebbe per finanziare e costruire un vero sistema di welfare europeo, senza che gli Stati debbano restituire le risorse e senza che queste vengano conteggiate come debito nei bilanci dei singoli Paesi”.

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