Oggi, 17 maggio, è la Giornata Mondiale contro l’omolesbobitransfobia, istituita nel 2004 dall’Onu. Ideata da Louis-Georges Tin, curatore del “Dictionnaire de l’homophobie”, la prima Giornata internazionale contro l’omofobia ha avuto luogo a 14 anni dalla decisione (17 maggio 1990) di rimuovere l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali nella classificazione internazionale delle malattie pubblicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Lo scopo della giornata è quello di promuovere la sensibilizzazione e la prevenzione per contrastare il fenomeno dell’omo/lebsofobia, della bifobia e della transfobia.

Giornata Mondiale contro l’omolesbobitransfobia, a che punto siamo?

La Giornata Mondiale cade in un momento in cui in Italia il dibattito è molto acceso attorno al Ddl Zan, la legge che introdurrebbe aggravanti per l’odio omolesbobitransfobico, ostaggio al Senato dell’ostruzionismo leghista.
Ad ostacolare l’approvazione della legge, però, non è soltanto la destra radicale. Da mesi ormai a dichiararsi contro il testo della legge è anche ArciLesbica ed altre realtà del femminismo radicale transescludente, che non vedono di buon occhio il richiamo all’identità di genere contenuto nella legge.

In particolare, Arcilesbica, attraverso la sua presidente nazionale Cristina Gramolini, sostiene che «non basta autodefinirsi donna per esserlo davvero». Il riferimento è alle donne trans, che l’associazione sembra concepire come una minaccia.
Per valutare e spiegare il dibattito italiano ci siamo rivolti ad Antonia Caruso, redattrice e attivista trans della trasmissione “Indecoradio”, in onda il sabato alle 13.00 sulle nostre frequenze. Antonia è stata recentemente coinvolta nel dibattito pubblico sul tema e ne parla ai nostri microfoni.

ASCOLTA L’INTERVISTA AD ANTONIA CARUSO:

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