L’agenzia Reuters ha sollevato il caso del mercato illegale di manodopera nella decontaminazione di Fukushima. Alcune imprese che si sono aggiudicate i subappalti, utilizzano i senzatetto per bonificare la zona dell’incidente del 2011.

Sembra davvero una pessima declinazione del classico principio “non ha nulla da perdere”, quella scoperta dall’agenzia Reuters a pochi chilometri da Fukushima, dove tre anni fa si verificò l’incidente nucleare più grave dai tempi di Chernobyl. Si tratta di una sorta di cinica attuazione di questo principio, soprattutto se dietro, c’è chi ci guadagna.

Nella stazione di Sendai, nei pressi della centrale nucleare teatro dell’incidente, numerosi clochard sono reclutati da imprese appaltatrici e mediatori per bonificare la zona del disastro.

L’opera di decontaminazione, in forte ritardo, è finanziata dal governo nipponico con uno stanziamento da 35 miliardi di dollari. Ogni lavoratore impiegato nella bonifica, stando ai contratti stipulati dal governo, come riferisce l’agenzia, avrebbe diritto a 100 dollari supplementari giornalieri come indennizzo per il rischio contaminazione.

La realtà è, però, differente. Nella galassia dei subappalti (733 le aziende coinvolte secondo la Reuters), i clochard sono avvicinati da rappresentanti, non si sa quanto sedicenti tali, o mediatori delle aziende subappaltatrici e “assunti” sul posto per ripulire case contaminate nella zona del disastro nucleare del 2011. I senzatetto non incassano che alcune decine di dollari (molto meno degli operai specializzati) e sono, utilizzando un termine crudo, sacrificabili.

Il resto dei soldi, stanziati dal governo, va ai mediatori e a quelle organizzazioni criminali che hanno infiltrato le aziende di lavori pubblici giapponesi.

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