Nuovi scontri tra polizia israeliana e manifestanti palestinesi sulla Spianata delle Moschee a Gerusalemme. Lo riferisce la Radio Militare secondo cui da parte dei manifestanti ci sono lanci di pietre mentre gli agenti rispondono con granate assordanti. La polizia israeliana ha deciso di vietare l’ingresso di fedeli ebrei sulla Spianata delle Moschee (per gli ebrei il Monte del Tempio) in occasione del “Jerusalem day” di oggi per evitare nuove violenze. Le tensioni si sono acuite la settimana scorsa a Sheikh Jarrah, un quartiere di Gerusalemme est dove i coloni israeliani stanno cacciando i palestinesi dalle proprie case.

Gerusalemme est, la rivolta contro l’usurpazione dei coloni israeliani

Anche se formalmente la capitale dello Stato inventato a seguito della seconda guerra mondiale è una capitale condivisa dallo stato di Israele e quello di Palestina, la comunità internazionale, compresa l’Italia, ritengono che è Gerusalemme est sia una capitale occupata militarmente dallo Stato di Israele. «In questo momento sta quindi avvenendo una rivolta per la libertà – osserva ai nostri microfoni Luisa Morgantini, presidente di Assopace Palestina ed ex vicepresidente del Parlamento europeo – che non può essere semplicemente bollata come scontri o case contese da una parte o dall’altra, ma si tratta del diritto dei palestinesi di vivere nelle loro case».

Morgntini ricorda che fin dalla prima intifada, quindi dal 1987, già si parlava della deportazione lenta che stava prendendo piede in diversi quartieri di Gerusalemme est a discapito della popolazione palestinese, sia mediante l’occupazione violenta da parte di gruppi di ebrei estremisti, sia con escamotage burocratici come ad esempio il non rinnovamento dei documenti. È quindi da più di trent’anni che gli interventi della polizia israeliana non sono volti alla restaurazione della giustizia, ma si sono sempre posti al fianco dei coloni, proprio come sta accadendo oggi.

Sheikh Jarrah, oggi teatro di proteste, è un quartiere appena fuori dalla porta di Damasco ed è da anni che gruppi di coloni cercano di scacciare gli abitanti palestinesi dalle loro case che, come ci spiega Morgantini «non erano, come loro dicono, di appartenenza degli ebrei prima del 1967, data della spartizione, ma sono invece case costruite dall’Unrwa, l’organizzazione per i profughi palestinesi, nel 1952. Costruite proprio per dare case ai profughi palestinesi. Quindi gli abitanti di quell’area di Sheikh Jarrah sono profughi del ’48, cacciati dalle loro case da Gerusalemme ovest e dai villaggi limitrofi. È dal 2002 Israele ha cercato di instaurare nuovi coloni scacciando i palestinesi dalle loro case con le corti penali che danno ragione ai coloni e anche alle autorità israeliana».

Il fatto che migliaia di ebrei ortodossi marcino per le strade al grido di “Morte agli arabi” durante il Ramadan, mese sacro per i musulmani, rappresenta l’ennesima provocazione. Le manifestazioni di protesta da parte palestinese, dunque, si configurano come una rivolta per la libertà e per diritti fondamentali.
Nei giorni scorsi Morgantini ha scritto due lettere aperte ai media italiani, che non si stavano occupando della vicenda o lo facevano in modo superficiale. «È vergognoso, indecente e non un giornalismo serio quello che non va mai ad indagare le cause» e che cerca di ricondurre le motivazioni delle proteste a mere questioni fattuali senza indagare realmente la storia di questi conflitti.

Manuela Bassi

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