Sembrava reggere la tregua ufficiosa nella Striscia di Gaza, ma la calma apparente è stata sconvolta dall’ennesimo raid israeliano. Oggi si festeggia la fine del Ramadan, ma a Gaza nessuno ha voglia di festeggiare. Si lavora ancora per giungere ad un cessate il fuoco duraturo.

Nel corso della notte è sembrato che le armi potessero tacere. Nonostante non ci fossero comunicati ufficiali riguardo ad una tregua umanitaria, non si erano registrati raid o operazioni militari israeliani, né lanci di razzi sul territorio dello stato ebraico. La gente, stremata, aveva tentato di uscire dai rifugi nei quali si trova. L’apparente calma, già evidentemente fragilissima è stata rotta dai violenti scontri che stanno avendo luogo a Jabaliya, dove un bambino è morto e diversi sono rimasti feriti in seguito ad un raid israeliano, stando a quanto riferito da Al-Jazeera. 

Nel mondo musulmano si celebra oggi la festività dell’Eid, che sancisce la fine del mese di Ramadan. “E’ una festa, ma nessuno vuole chiamarla così. Per loro non è festa, troppe le vittime (più di mille ormai, ndr), i feriti, la distruzione e i 200 mila sfollati.” ci racconta Meri, unica cooperante italiana rimasta nella Striscia, che sottolinea come la macchina umanitaria non sia ancora in moto in maniera organica.

E mentre il Consiglio di Sicurezza della Nazioni Unite ha chiesto l’immediato cessate il fuoco, richiesta alla quale si è unito il presidente americano Obama, si attende, almeno da parte palestinese, che l’Egitto presenti una nuova proposta di cessate il fuoco senza condizioni, dopo che quella precedente era stata rigettata. “Tutto è possibile, ma tutto può essere smentito in pochi istanti” dice la cooperante riferendosi alle reali possibilità di una tregua. “La gente vuole arrivare ad una tregua duratura, ma questa deve comportare la fine dell’occupazione, dell’assedio e dell’embargo su Gaza: questi sono i punti ai quali la gente non può rinunciare.“conclude risoluta Meri.