Se non ci trovassimo di fronte ad una questione di democrazia, il gas evocato per lo sgombero del Circolo Arci Guernelli sarebbe sicuramente gas esilarante. Un atto di violenza unilaterale, di illegalità “istituzionale”, insieme ad insulti all’intelligenza collettiva, su cui bisogna andare fino in fondo, anche legalmente.

Se la situazione non fosse grave sotto il profilo delle regole del vivere civile e della democrazia, quelle stesse regole tanto sbandierate dai palazzi e derogate quando fa più comodo, il gas che è stato evocato in merito allo sgombero e alla devastazione del Circolo Arci Guernelli potrebbe essere sicuramente gas esilarante. La ridicolaggine delle giustificazioni addotte per motivare un’azione di unilaterale violenza è tale, che dovrebbe valere l’aforisma “una risata li seppelirà”.

Cerchiamo di ricostruire velocemente quanto accaduto fin qui.
Il 12 luglio il sindaco Virginio Merola firma un’ordinanza per lo sgombero degli edifici di via Gandusio, oggetto di un progetto di ristrutturazione.
Nell’ordinanza, oltre agli inquilini presenti negli alloggi a vario titolo, si intima di abbandonare l’edificio anche ai “detentori a qualsiasi titolo degli spazi non residenziali” presso i numeri civici 6-8-10-12. Il circolo Guernelli si trova al 6 e nell’ordinanza non c’è alcun richiamo ad una sua eventuale esenzione dall’operazione di sgombero.
L’ordinanza dice anche che lo sgombero sarà notificato da Acer ai destinatari.

Il circolo Arci Guernelli, in possesso di una regolare convenzione, non riceve alcuna notifica. Nonostante ciò, il 14 luglio, giorno dello sgombero, ai responsabili del circolo viene impedito l’accesso ai locali dalle 6.40 alle 17.00.
Dopo le 17.00 i soci scoprono che il circolo è stato devastato e saccheggiato. Un pannello blindato e 18 porte sono stati divelti, l’incasso della serata precedente è stato rubato, alcune birre e succhi di frutta sono stati bevuti e lasciati in loco. Viene sporta denuncia e aperta un’inchiesta, poiché nessuno ammette di essere il responsabile di quanto accaduto.

Il 18 luglio esponenti del Comune e di Acer incontrano i soci del circolo e rassicurano: il Guernelli riaprirà “in tempi brevi” e non c’è stata alcuna volontà di sgomberare la realtà.
Tre giorni più tardi, il 21 luglio, in un tavolo tecnico si apprende che i “tempi brevi” portano all’inizio del 2018. Alcune associazioni che avevano base al Guernelli denunciano come la devastazione e il saccheggio del circolo vengano utilizzati per una trattativa-ricatto nei confronti del circolo stesso.

Il giorno successivo, ad una settimana dai fatti, i giornali pubblicano un’indiscrezione secondo cui, da verbale della Polizia Municipale, l’irruzione e le porte rotte del circolo sarebbero conseguenza di un sospetto di fuga di gas.
Ed è qui che la cosa diventa veramente grottesca. Perché sfondare 18 porte ed utilizzare strumenti pericolosi come il flessibile, che genera scintille, per entrare nei locali alla ricerca di una fuga di gas? Perché non chiedere le chiavi ai referenti del circolo che sono presenti in loco fin dalle 6.40? Se la rottura delle porte è stata effettuata per questioni di sicurezza, come si spiega il furto dell’incasso e il consumo di birre e succhi di frutta? Per caso le forze dell’ordine, sotto cui era la responsabilità dello stabile durante le operazioni di sgombero, non hanno vigilato su chi entrava e circolava negli edifici?

Allo stato attuale delle cose e finché non verranno fornite spiegazioni credibili e degne del rispetto all’intelligenza collettiva, la versione più probabile dei fatti racconta di uno sgombero – per errore o voluto – di un circolo in possesso di una convenzione, a cui non è stato notificato alcunché.
Un profilo fatto di numerose illegittimità e illegalità “istituzionali” che fornisce molteplici elementi per fare causa al Comune ed eventualmente ad Acer.

La ciliegina sulla torta della “fuga di gas” appare molto grave, poiché viene da pubblici ufficiali e tardivamente. Ancor più grave perché suona come confezionata ad hoc per salvare capra e cavoli. Potrebbe essere tradotta così: “Abbiamo agito per ragioni di sicurezza, non siamo tenuti ad accollarci la responsabilità dei danni prodotti”. Anche se avrebbero potuto chiedere le chiavi ai referenti, distanti al massimo una ventina di metri.
Bene farebbero i soci del Guernelli a non retrocedere di un passo. Non si tratta “solo” di uno spazio, ma di una questione di stato di diritto.