Giovedì 8 ottobre 2020, siamo andati al mercato contadino dell’ ex Dazio, nel quartiere Navile.

Abbiamo intervistato alcuni degli avventori, domandando loro per quale motivo abbiano deciso di fare la spesa al mercato. Alcuni erano solo di passaggio, altri hanno fatto una scelta consapevole, schierandosi in favore della territorialità e del rapporto diretto tra venditore e compratore.

È emerso che molte persone decidono di andare al mercato, sfruttandolo, anzitutto, come luogo di incontro, in cui socializzare e passare del tempo insieme. C’è chi fa un salto al mercato mentre porta a spasso i cani e chi esce con il passeggino.

Per tutti l’urgenza è quella di conoscere chi produce il cibo che finisce sulle nostre tavole, come garanzia di qualità. Non a caso, alcuni degli intervistati hanno confermato di non comprare più frutta e verdura al supermercato.

Il mercato, specie nel periodo di crisi che stiamo attraversando, sembra rinascere non solo come luogo in cui acquistare prodotti di alta qualità, ma anche come spazio sociale, di scambio e formazione.

Se è vero che “siamo quello che mangiamo”, la risposta è quella di un’economia di relazione, dove consumatori e produttori comunicano attivamente, contenendo i prezzi e stimolando la produzione di alimenti di qualità.

Inoltre – abbiamo appreso da uno degli intervistati – proprio all’interno dell’ex Dazio, attuale sede della Lipu, Slow Food progetta di dare vita a laboratori per adulti e bambini, con l’obiettivo di educare alla cultura del cibo e della produzione a chilometro zero. Si tratterebbe di un nuovo mercato della terra, ossia di un luogo “dove acquistare prodotti di alta qualità” e dare vita a “spazi per costruire comunità, creare scambio e fare educazione”.

ASCOLTA L’INTERVISTA:

Quello dell’ex Dazio non è il solo progetto nato in città per garantire un’agricoltura contadina non industriale, che valorizzi il lavoro umano.

Per conoscere altri mercati e i principali appuntamenti a Bologna, leggi il nostro approfondimento.