Era il 2015 quando esplose il caso di Ventimiglia. Il confine fra Italia e Francia si affollò di migranti che cercavano di varcare la frontiera, respinti dalla gendarmeria francese. Oggi, cinque anni dopo, la situazione non è cambiata e i migranti in transito continuano ad essere bloccati e respinti, fatti oggetto di violenze e messi all’indice anche dalle autorità italiane, che non prestano più alcun tipo di assistenza.
La discussione sulle frontiere sarà protagonista questa sera all’Opening della 14^ edizione del Terra di Tutti Film Festival, che si terrà a Vag 61 e nel corso della quale verrà proiettato “The Milky Way”, il film di Luigi D’Alife sul confine occidentale. Oltre alla proiezione, ci sarà spazio per un dibattito che vedrà la partecipazione di Jacopo Colomba, responsabile della ong WeWorld a Ventimiglia.

Frontiere: a Ventimiglia nulla è cambiato

“WeWorld si occupa sostanzialmente di fornire assistenza e supporto socio-legale ai migranti in transito attraverso un’unità mobile – racconta Colomba ai nostri microfoni – e di fare sensibilizzazione sulla popolazione locale, specialmente sui più giovani, che hanno bisogno di un contraltare rispetto alle notizie negative che sentono a casa o in tv sul fenomeno”.
La ong è presente al confine italo-francese dal 2016, quando i flussi si intensificarono fino ad arrivare al picco dell’anno successivo. Da allora la sua attività non è cambiata, perché purtroppo non è cambiato molto nell’atteggiamento delle istituzioni sia italiane che francesi.

La gendarmeria francese continua a respingere i migranti che cercano di varcare la frontiera, sia attraverso la ferrovia che l’autostrada o a piedi lungo i sentieri. La repressione e la violenza non è cambiata e le autorità francesi sono arrivate al dodicesimo rinnovo della sospensione della Convenzione di Schengen.
La frontiera, dunque, rimane chiusa su base etnica, ma anche in base alla classe, sottolinea Colomba: “Se sei arabo o assomigli ad un europeo non ti controllano, ma se hai l’aspetto di un profugo è sicuro che verrai fermato”.

Nemmeno sul versante italiano è cambiato molto: lo stigma nei confronti dei migranti e la criminalizzazione della solidarietà nei loro confronti continua anche se è cambiato il colore politico dell’amministrazione comunale. “L’ordinanza che impediva di dare cibo o acqua ai migranti è stata revocata nel 2017, ma si moltiplicano i comunicati con cui si chiede alla popolazione di non farlo”, racconta il referente di WeWorld.
La storia di questi cinque anni è stata contraddistinta da accampamenti informali nei luoghi più disparati della città, così come sul fiume Roja, e di continui sgomberi da parte delle forze dell’ordine. “Inizialmente fu la chiesa a prestare assistenza e dare accoglienza – ricorda Colomba – poi intervenne il campo della Crocerossa, ma con l’emergenza Covid è stato chiuso definitivamente nel luglio scorso per cui, da cinque mesi, non c’è alcuna forma di accoglienza e le persone trovano riparo in qualunque angolo, restando esposte alle intemperie”.

La Fortezza Europa rimane intatta, dunque, e l’unica differenza sembra essere il fatto che ormai da tempo i riflettori della stampa si sono spenti.
Grandi aspettative non vengono nemmeno dal Migration Pact annunciato dall’Europa, con cui si conta di mettere mano al Regolamento di Dublino, in virtù del quale è il Paese di primo approdo a doversi occupare dei migranti e del loro iter per la richiesta di protezione internazionale.
“Continua la differenziazione tra richiedenti asilo e migranti economici – sottolinea Colomba – e in ogni caso nella bozza continua non esserci alcuna possibilità per le persone di scegliere il Paese in cui andare perché legati da affetti o da affinità culturali”.

ASCOLTA L’INTERVISTA A JACOPO COLOMBA: