La questione delle pensioni non era un’eccezione nella visione politica del presidente francese Emmanuel Macron e del suo governo. Nel mirino, infatti, sono finiti anche i lavoratori stagionali, il cui diritto alla disoccupazione viene messo in discussione da una riforma che allunga i mesi di lavoro necessari per poter beneficiare del sussidio. Per questo motivo i lavoratori stagionali che operano sulle piste da sci hanno scioperato portando alla chiusura di 50 impianti, dalla Savoia ai Pirenei.

Francia, la riforma della disoccupazione voluta da Macron

La nuova legge voluta dal governo francese allungherebbe da quattro a sei i mesi di lavoro necessari per percepire la disoccupazione. Il nuovo calcolo dovrebbe entrare in vigore dal primo aprile, ma questa settimana, il Ministero del Lavoro presenterà “un piano di accompagnamento” per i lavoratori stagionali degli impianti di risalita.
Secondo il servizio di statistica del Ministero del Lavoro francese sono più di un milione le persone che hanno avuto contratti stagionali tra aprile 2018 e marzo 2019.

Come in Italia, il lavoro stagionale è contraddistinto da alti ritmi durante la stagione lavorativa a cui segue un vuoto fuori stagione. Il problema per i lavoratori degli impianti di risalita è quello della continuità salariale, che spesso si scontra con grandi difficoltà, tra maggio e novembre, a trovare un’altra occupazione. Il sussidio di disoccupazione permette loro di sopravvivere per brevi periodi tra un lavoro e l’altro, ma con la riforma i lavoratori stagionali e le loro famiglie affrontano la minaccia di perdere centinaia di euro di sussidi.
Il problema, inoltre, non riguarda solo i lavoratori degli impianti di risalita, ma tante altre categorie, accomunate dalla precarietà.

Le lotte in Francia continuano

Nel frattempo, anche se i riflettori della stampa internazionale si sono spenti, in tutta la Francia continuano le lotte, le mobilitazioni e gli scioperi sul tema delle pensioni.
Iniziate il 5 dicembre, le agitazioni dovevano proseguire fino a Natale, ma ogni record è stato battuto e i lavoratori francesi si apprestano a dare vita al dodicesimo sciopero generale nell’arco di tre mesi.

“Da quando è stato eletto, nel maggio del 2017 – spiega ai nostri microfoni Lorenzo Battisti, che si trova in Francia – Macron ha cercato di portare avanti riforme-lampo, che impedissero a sindacati e lavoratori di reagire. La profondità delle proteste, però, sta facendo vacillare anche la maggioranza di governo e, se dovessero vincere i lavoratori, Macron sarebbe politicamente finito”.

ASCOLTA LA CORRISPONDENZA DI LORENZO BATTISTI: