Il secondo turno delle elezioni amministrative francesi di domenica scorsa forniscono risultati interessanti, se non altro per mettere in discussione tendenze e loro narrazioni date ormai per assodate negli ultimi anni. Se senza dubbio il primo partito è quello dell’astensione, che tocca il 60% ed è conseguenza soprattutto della paura del Covid-19, è il risultato degli sconfitti e quello dei vincitori a rappresentare un elemento interessante.
A fare un’analisi del voto amministrativo francese ai nostri microfoni è, da Parigi, Lorenzo Battisti.

Francia: l’affermazione dei partiti storici alle amministrative

Il dato che tutti hanno colto, compreso il presidente francese Emmanuel Macron che ieri ha fatto dichiarazioni ecologiste, è la forte crescita dei Verdi, che conquistano molte città. Si tratta di una scia cominciata alle elezioni europee, ma che a quanto pare continua.
A fianco dei Verdi, tutta la sinistra tradizionale sembra in crescita. I partiti storici, socialisti e comunisti in particolare, hanno ottenuto buoni risultati, dimostrando che la loro fine, che come ricorda Battisti veniva data per certa, almeno là dove sono radicati sul territorio è da posticipare.

Di conseguenza ad essere in crisi sembrano essere i nuovi partiti, quelli che in Italia si definirebbero “post-ideologici”. Sia l’En Marche di Macron che il Rassemblement National di Marine Le Pen, che si presentano spesso, almeno formalmente, come formazioni oltre le ideologie, registrano pessimi risultati. Addirittura a Parigi la candidata macroniana non è entrata in consiglio comunale.
Non va bene nemmeno Jean-Luc Mélenchon, che dimostra una difficoltà nei turni elettorali dove c’è più prossimità con i cittadini.

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