Le foto blasfeme della serata “Venerdì credici” del Cassero sollevano un polverone politico sul circolo Arcigay. Centrodestra e cattolici Pd chiedono la revoca della convenzione con l’Lgbtq Center. Il Comune chiede al Cassero di assumersi la responsabilità. Eppure la foto rimanda ad una celebre vignetta di Charlie Hebdo, ma a tre mesi dalla strage nessuno sembra più voler difendere la libertà di satira. La risposta del Cassero.

È bufera sulle foto blasfeme pubblicate dal Cassero di Bologna dopo la serata “Venerdì credici“, “eretica e scaramantica”, tenutasi la settimana scorsa. Una delle immagini ritrae una figura che rappresenta Gesù Cristo con una grossa croce che lo penetra da tergo e rimanda ad una delle più celebri vignette della rivista satirica Charlie Hebdo, i cui vignettisti sono stati uccisi nella strage del gennaio scorso.

La foto ha sollevato un polverone sia nel centrodestra che in alcuni esponenti cattolici del Pd. Michele Facci, capogruppo forzista in Consiglio comunale, ripubblicando la principale foto incriminata su Facebook chiede di fermare le iniziative blasfeme e offensive della dignità dei cristiani, mentre la consigliera comunale renziana Raffaella Santi Casali afferma di non trovare una sola ragione per cui questa roba debba avere luogo in una sede del Comune e finanziata coi soldi di tutti e richiama i tagli al welfare e i problemi di bilancio di Palazzo D’Accursio. Le fa eco il cattolico dem Giuseppe Paruolo, per cui il Cassero non è degno di ricevere sovvenzioni pubbliche.

Forza Italia e Nuovo Centro Destra, inoltre, annunciano la presentazione di un esposto in Procura, mentre è anche il Comune di Bologna, in una nota ufficiale, a prendere le distanze dal circolo Arcigay. “Nessuna censura ma il Cassero si assuma la responsabilità di una grave offesa, che ha molto
più del volgare e provocatorio – si legge nella nota ufficiale di Palazzo D’Accursio – La cultura dei diritti che vede da sempre questa città differenziarsi è stata costruita attraverso una diffusa cultura del rispetto, che ci pare mancato in questa occasione”.

LA RISPOSTA DEL CASSERO. Ai nostri microfoni, Vincenzo Branà, presidente del Cassero, risponde alle accuse e lo fa in modo articolato.
Anzitutto ricordando che siamo in presenza di uno scontro sociale aperto, in cui una parte del mondo cattolico nega i diritti, come unioni di fatto ed adozioni, agli omosessuali. “La maggior parte dei travestimenti di quella serata contro le superstizioni che inquinano la nostra cultura – spiega Branà – era dedicato a personaggi cattolici, in una sorta di liberazione da un simbolo che la comunità lgbt reputa opprimente, come testimoniano i quotidiani tutti i giorni”.

In secondo luogo Branà mette in evidenza i commenti all’album fotografico incriminato, che evocano la deportazione o le camere a gas per i gay. “Non ho letto alcuna dichiarazione di Santi Casali o di Facci su questo” osserva il presidente del Cassero, che prosegue: “Se qualcuno si è sentito offeso dalle foto è mio dovere chiedere scusa, ma rispondendo nel merito e non tralasciando il contesto”.
Branà va anche oltre, definendo “inopportuna” e “di cattivo gusto” quella foto, ma senza dimenticare che non può essere rappresentativa di trent’anni di attivismo e delle tante iniziative che la struttura organizza.

Così si arriva al terzo punto, quello dei finanziamenti pubblici. Il presidente del circolo Arcigay sottolinea come sia ingente la mole di iniziative e servizi, ma che centrodestra e cattolici Pd si soffermino solo su quelle foto. Del resto, non è la prima volta che le sovvenzioni pubbliche all’Lgbtq Center sono al centro di polemiche politiche, con gli strali dei conservatori.

Si è evocato anche il richiamo alla vignetta di Charlie Hebdo, che pare essere rimasto solo uno slogan, proclamato sulla scia dell’emozione della strage parigina. “Non si è mai aperto un dibattito vero su cosa voglia dire ‘Io sono Charlie’ – osserva Branà – e forse sarebbe il caso di farlo, ma la questione non può tornare indietro a noi, senza che si sia discusso su tutti i contenuti e sulla loro legittimità”.
Va ricordato che, lo scorso agosto, il settimanale “Visto” pubblicò un numero speciale che conteneva barzellette sui gay, che non ha sollevato certo le polemiche di quanti oggi si indignano.

Articolo precedenteLa domenica di Radio Città Fujiko
Articolo successivoIn piazza Verdi il “botellón dei senza casa”