Nata da un’idea dello scrittore e studioso Stefano Cammelli, è stata condotta da Nico Staiti, docente di Etnomusicologia all’Università di Bologna, e svolta da cinque tra giovani studenti e laureati dei corsi di laurea in musica e in antropologia.

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Realizzata grazie al contributo della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna questa ricerca è un primo monitoraggio del territorio bolognese: i luoghi, i suoni che appartengono ai giovani sia come esecutori che come fruitori. Dalla tradizione alle sonorità più sperimentali è emerso un panorama estremamente ricco, effervescente e fertile.

“Obiettivo era dar conto delle relazioni dinamiche che percorrono la cultura musicale a Bologna – dice ai nostri microfoni il prof. Nico Staiti – che sono il prodotto della sovrapposizione di tante cose che si intersecano attorno alla centralità della marginalità”. Quello che è emerso è una grande ricchezza dell’ambiente musicale bolognese che “non deve essere gestita da nessuno e deve essere lasciata alla sua spontaneità – sostiene il prof. Stefano Cammelli – Ma nel lungo periodo questa grande ricchezza individuale può veramente crare una base di reddito, di successo e di fortuna economica”.

Altro obietivo della ricerca era quello di restituire alla città il suo patrimonio attraverso la consapevolezza dell’esistente. Ma c’è anche una ricaduta interna alla Fondazione – afferma il presidente Marco Cammelli – nel guidarci sulle forme di azione e di erogazione”.

Questo studio è solo il primo passo di un’indagine che sarà via via più articolata ed approfondita e che prevede anche la possibilità di dedicare momenti e spazi pubblici nei quali far esprimere e valorizzare questa grande ricchezza, in collaboraizone con altri attori istituzionali del territorio – Comune di Bologna in primis.