In occasione del Giorno del Ricordo, la redazione di Vanloon, il programma di storia in onda ogni sabato alle 14.00, ha intervistato Eric Gobetti, autore di “E allora le foibe?” (Laterza). Il libro, come spiega lo stesso autore, «nasce da una urgenza. Quella di fermare il meccanismo che si è messo in moto, impedire che il Giorno del Ricordo diventi una data memoriale fascista».
L’istituzione stessa della giornata memoriale per ricordare il fenomeno storico, per come è stata voluta dalla politica, ma soprattutto l’evoluzione che l’appuntamento ha avuto nel nostro Paese rischia infatti di trasformare la data in una celebrazione del vittimismo fascista che arriva a ribaltare la stessa verità storica attorno a quei fatti.

Foibe, l’istituzione del Giorno del Ricordo e la sua trasformazione

A partire dai primi anni Duemila in Italia il calendario istituzionale subisce delle trasformazioni. Nel 2001, durante la presidenza della Repubblica di Carlo Azeglio Ciampi viene ripristinata la Festa della Repubblica del 2 giugno, con tanto di parata militare, bandiere tricolore e inno nazionale, mentre l’istituzione del Giorno del Ricordo delle foibe avviene nel 2004 e si inserisce in un processo nazionalistico della memoria, che si arricchisce del 150° anniversario dell’Unità d’Italia e del centenario della Prima Guerra Mondiale.

«Quando viene istituito il Giorno del Ricordo – afferma ai nostri microfoni Gobetti – la volontà politica bipartisan, in particolare di Alleanza Nazionale e Pds, quindi gli eredi diretti di fascisti e comunisti, era una volontà di stampo nazionalista che ricucisse lo strappo tra gli opposti estremismi avvenuto durante la guerra civile 1943-45, sulla base di una visione nazionalista di una vicenda che in realtà aveva aspetti soprattutto ideologici e non nazionali».
Per lo storico, la costruzione del mito della pulizia etnica e dell’espulsione forzata degli italiani hanno a che fare con la visione forzatamente nazionalista della vicenda, dipingendo gli slavi come cattivi e aggressori e gli italiani come vittime, capovolgendo i fatti storici stessi.

Negli anni successivi, denuncia lo storico, si è andati però verso una progressiva rielaborazione della vicenda in chiave più esplicitamente fascista e, per avvalorare le proprie tesi, cita due esempi cinematografici. Nei film, entrambi prodotti dalla Rai, usciti sul tema delle foibe “Il cuore nel pozzo” (2005) e “Rosso Istria” (2018) si compie uno slittamento.
«Sono entrambi film inguardabili per mille ragioni e pieni di errori storici – osserva Gobetti – ma mentre nel primo le vittime sono rappresentate come italiani qualunque, nella seconda pellicola le vittime sono chiaramente identificate come fasciste, la qual cosa porta lo spettatore a identificarsi con queste vittime».

Lo spostamento di prospettiva che avviene in tredici anni, dunque, è spostato sul vittimismo fascista. Per Gobetti, dunque, «si vuole portare questa giornata non solo ad essere una giornata di orgoglio nazionale contro un ipotetico nemico straniero che ci avrebbe aggredito, cosa che è il contrario della vicenda storica reale, ma una giornata di orgoglio fascista, di fascisti vittime dell’aggressione comunista. In qualche modo, dunque, questa commemorazione viene contrapposta alla giornata del 25 aprile che, in questa prospettiva, non sarebbe la Liberazione, ma la giornata dei comunisti aggrediti dai fascisti o comunque la giornata dei comunisti».

Il titolo del libro di Gobetti si ispira a un personaggio interpretato dalla comica Caterina Guzzanti, che utilizzava proprio l’espressione “E allora le foibe?” quando non era in grado di replicare ad argomenti che le venivano sottoposti.
Il libro verrà anche presentato questa mattina, alle ore 10.00, in un’iniziativa online organizzata dall’assessorato alla Cultura del Comune di San Giorgio di Piano sulla propria pagina Facebook..

ASCOLTA L’INTERVISTA AD ERIC GOBETTI:

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