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Fogne e foibe, italiani brava (e cattiva) gente

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Tre partigiani
Tre partigiani

“Di fronte ad una razza come la slava, inferiore e barbara, io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani”. (Benito Mussolini)

C’è una fotografia in bianconero che tiro fuori ogni 10 febbraio. Ci sono tre ragazzini, nessuno sopra i sedici anni, gli sguardi confusi e intimoriti davanti a un obiettivo che probabilmente hanno visto per la prima volta, piccole stelle rosse cucite sui berretti, i fucili che portano sulle spalle sembrano armi giocattolo su quei corpi ancora imberbi.  Il primo da sinistra è mio zio Lojze, il fratello di mia madre. Riparò in montagna dopo esser sfuggito per miracolo a un plotone delle Schutzstaffel.  Pare che insieme a un amico avesse scritto sul muro della piazza di San Floriano del Collio “Abbasso Hitler Viva Tito”, ma la sua famiglia, la famiglia di mia madre, non era una famiglia di accaniti sostenitori del comunismo titino, erano gente umile che viveva lavorando un pezzo di terra, gente non studiata, devota di chiesa, che si trovò dentro l’enormità di quella storia perché non c’era scelta, allora, di fronte alla repressione etnica fascio nazista, per uno sloveno: stare con i partigiani o stare con i domobranci (collaborazionisti). Non si trattava soltanto di battersi per il trionfo di chissà quale ideologia, ma anche, semplicemente di salvarsi la pelle. Ai fascisti italiani gli slavi facevano schifo.  E per dimostrarlo misero a ferro e fuoco le zone di confine, non solo con deportazioni di massa, distruzioni di villaggi interi e fucilazioni in serie, ma anche forzando l’italianizzazione dei cognomi, impedendo l’uso pubblico della lingua slovena e chiudendone le scuole.

La ricorrenza del 10 febbraio, com’è noto, è stata istituita in seguito ad uno scambio parlamentare tra destra e sinistra (io ti do la giornata della memoria, tu mi dai quella del ricordo), ma non era difficile intuire chi ci avrebbe guadagnato. Era dalla fine della guerra, infatti, che la peggior destra di casa nostra aspettava il momento di rialzare la testa e tornare protagonista attiva della vita repubblicana. Mettere sullo stesso piano olocausto e foibe, fascismo e comunismo, in base a quelle terribili vicende, infatti, non è altro che assolvere il fascismo. Fogne al posto delle foibe. E così, la vera vittima di quello scambio è la nostra costituzione repubblicana e antifascista. Perfino il presidente Mattarella, inconsapevolmente o meno, impiegando il termine “pulizia etnica” per ricordare i “martiri delle foibe”, facendo così strame di tutta la ricerca storica più seria e documentata a riguardo, ha offerto un formidabile assist agli apologeti del nuovo fascismo.

Non starò qui ora a ripetere ciò che storici accreditati e non di parte, scrivono da anni, contestualizzando i fatti e dimensionandoli numericamente in modo preciso e puntuale. 

Per questo rimando, tra la tanta documentazione esistente, all’articolo “Foibe” che scrisse nel 2005 il grande intellettuale, dissidente perseguitato nella Jugoslavia comunista, Pedrag Matvejevic e alla “Relazione della Commissione storico-culturale italo-slovena” (guarda caso, diffusa in modo capillare in tutte le scuole slovene, ma completamente ignorata in Italia).

Nessuno pretende dai nostri rappresentanti l’umiltà delle autorità tedesche che ogni anno partecipano alle commemorazioni a Marzabotto e Sant’Anna di Stazzema o il coraggio del presidente serbo Nikolic che all’inizio del suo mandato andò a Srebrenica a chiedere perdono in ginocchio, ma sarebbe bello che una volta, una volta soltanto, qualcuno di loro portasse un fiore, una parola di dolore, a Rab, a Drenovo, a Podhum, a Mihailovici o nei tantissimi altri villaggi che patirono atrocità indicibili per mano  dei “nostri eroi”.  Un popolo che non ha il coraggio di guardarsi dentro e di fare fino in fondo i conti con i suoi orrori, non sarà mai un popolo per intero. Questo perpetuare all’infinito il mito auto assolutorio degli italiani brava gente, fa del male innanzitutto a noi italiani.

Il prezzo di tanta cieca e ottusa propaganda lo pagano, infatti, anche tutti quegli italiani, molti di loro semplici funzionari o impiegati dell’amministrazione regia in quelle terre, che hanno subito la feroce vendetta titina, finendo fucilati e infoibati, in una sorta d’insensata e preventiva defascistizzazione del territorio. I corpi di quegli italiani, riesumati ogni 10 febbraio per essere deturpati dall’esaltata propaganda sovranista, non meritano di essere celebrati dai selfies sorridenti della coppia più in auge della destra italiana o dalla scelta tragicomica di Gasparri come oratore ufficiale della commemorazione di Basovizza.

Ci pensino Mattarella, o chi per lui, per tutti i prossimi 10 febbraio.

Paolo Coceancig

http://www.balcanicaucaso.org/aree/Italia/Predrag-Matvejevic-le-foibe-e-i-crimini-che-le-hanno-precedute-28246

https://www.kozina.com/premik/indexita_porocilo.htm