La creatività e il pensiero delle donne, dalla poesia alla politica, in un podcast. È “Flush“, un progetto che inizialmente voleva contaminare festival ed iniziative culturali ma che, in tempi di pandemia, si è “reinventato” attraverso la radio e il web.
Su un canale Spreaker, piattaforma di podcast, si susseguiranno podcast incentrati sulla creatività, la storia e l’attività politica delle donne. Ma “Flush” diventa anche una rubrica su Radio Città Fujiko, in onda ogni giovedì alle 17.30.

Flush: il progetto

Flush, progetto dell’associazione Orlando di Bologna, in collaborazione con la Biblioteca italiana delle Donne e l’Archivio di Storia delle Donne, si immagina e auto-definisce come una realtà, un contenitore in grado di creare sinergie con altre manifestazioni e iniziative cittadine, fissando come comune denominatore la creatività, il pensiero e le pratiche delle donne. Inevitabilmente, l’emergenza sanitaria degli ultimi mesi ha stravolto quello che era il programma iniziale delle curatrici – Samanta Picciaiola, Antonia Ciavarella, Anna Zani ed Elena Lolli – le quali però non hanno permesso che la voce delle donne passasse, come troppo spesso è accaduto e quotidianamente accade, in secondo piano. Di qui l’idea di convertire il progetto in podcast, dimensione che permette di raggiungere tutte quelle persone che sono attualmente impossibili da incontrare in una realtà non virtuale.

Il nome “Flush” viene da un cocker spaniel, protagonista dell’omonimo romanzo di Virginia Woolf. Il cane Flush uarda il mondo dal basso: da questa insolita prospettiva prende spunto il progetto, che punta a fornire uno sguardo alternativo sulla realtà e sulla storia (“altri avvistamenti sul reale”), lo sguardo con cui le poete e le letterate osservano e interpretano ciò che ci circonda.
Ai nostri microfoni Samanta Picciaiola, una delle curatrici, riflette sulla necessità impellente di riconoscere come, anche all’interno di un contesto come quello della città di Bologna, nella cui progettualità cittadina è innegabile la presenza di una costante attenzione verso il femminile, quest’ultimo resti sempre qualcosa di marginale, secondario, inevitabilmente complementare. “L’obiettivo primario – continua Picciaiola – era quello di creare una struttura che aiutasse il femminile ad avere una maggiore visibilità, che mettesse a sistema il pensiero e il contributo delle donne. Ci siamo infatti sentite in dover di recuperare una voce delle donne”.

E se l’emergenza sanitaria ha costretto le donne ad un peso ulteriore, con la reclusione in casa, spesso in situazione di disagio, fino alla violenza, lo strumento del podcast ha attratto in particolar modo le ideatrici, perché “spesso la produzione delle donne avviene sottovoce, è sussurrata, relegata a produzione di nicchia o costretta ad ambiti secondari. Quindi l’idea è di consegnare un messaggio attraverso la voce, un messaggio che potesse essere potente proprio perché moltiplicato e diffuso attraverso il tam-tam, ci è sembrata particolarmente interessante- conclude Picciaiola – L’idea di mettere in piedi un canale di trasmissione e comunicazione tra le donne e per le donne, e ovviamente non solo, ci è sembrata di cruciale importanza”.

I quattro filoni di Flush

Flush si divide in quattro diversi filoni di podcast, che prendono spunto dai molteplici significati in inglese del verbo to flush. Uno dei significiati è “arrossire” e dunque la prima sezione è intitolata “Vite poetiche” (“Storie di donne e di poesie”): si fa riferimento al potere che ha la poesia di suscitare emozioni. In questo percorso poetico, in collaborazione con la Biblioteca italiane delle Donne, protagoniste saranno dieci voci, tra poete e traduttrici, del passato e di oggi.
Manifesta!” è invece il titolo della seconda sezione, a cura dell’Archivio di Storia delle Donne (un particolare riconoscimento va a Elena Musiani, responsabile dell’Archivio, ricercatrice e docente dell’Università di Bologna). Si tratta di un podcast che confronta le parole d’ordine e gli immaginari dei manifesti femministi degli anni ‘70 con i manifesti femministi di oggi.

La terza sezione prende il nome di “Elette”, ed è dedicata ai cosiddetti “femminismi sommersi”, in particolare a quei movimenti e gruppi che pensano e lavorano attorno al femminismo presenti nei territori periferici, al di fuori della città di Bologna. In questo contesto si creano preziosi collegamenti con la periferia, come ad esempio l’importante collaborazione consolidatasi con il Comune e la Biblioteca di San Giorgio di Piano, attraverso l’associazione culturale “Falling Book”.
Infine, si è aggiunta in corso d’opera “Fumo Fucsia”, una sezione dedicata ai fumetti, a scrittrici e illustratrici, creatrici di fumetti donne.
Le voci nei podcast saranno accompagnate dalle musiche originali del compositore Maijstral.

Teresa Fallavollita

ASCOLTA L’INTERVISTA A SAMANTA PICCIAIOLA: