L’assemblea contro l’esternalizzazione della Biblioteca Lame ha depositato oggi 1300 firme per chiedere al Comune di tornare sui suoi passi. E se non è possibile tornare indietro dal bando di Palazzo D’Accursio, di tenere la dirigenza pubblica e personale privato.
 

Dopo l’abbraccio alla Biblioteca Lame del 4 marzo scorso, l’assemblea contro l’esternalizzazione della Biblioteca Lame incrementa la propria azione con la raccolta di 1300 firme, depositate stamattina a Palazzo D’Accursio, per riaffermare la Biblioteca come bene pubblico e per candidarla al ruolo di “bibliofutura”.
Miriam Ridolfi, Tina Giudice e Franca Mariani, in rappresentanza di quanti sono contrari all’esternalizzazione, chiedono al Comune di tornare sui propri passi e, qualora non fosse proprio possibili, di lasciare pubblica almeno la dirigenza della biblioteca.

Al centro della petizione presentata ci sono anche alcune soluzioni, come il bandire concorsi pubblici per selezionare nuove figure professionali, indicando una strategia di impegno per tanti giovani che aspirano ad un lavoro di servizio e di incontro con le tante realtà sociali e culturali.
La nostra città è entrata quest’anno nei finanziamenti per i piani di rilancio delle periferie, sottolineano i difensori della Biblioteca Lame, che la candidano al ruolo di “bibliofutura”: un presidio culturale continuativo pubblico, aperto come e più di oggi ad attività di vario tipo: alfabetizzazione informatica, doposcuola, corsi di italiano per stranieri , incontri e scambio culturali.

“Riteniamo che l’esternalizzazione sia una resa rispetto alla politica del passato che ha reso Bologna un modello per altre città – concludono le rappresentanti dell’assemblea contro l’esternalizzazione – per la sua capacità di costruire forme sempre nuove di organizzazione partecipata e a sollecitazione di attività che solo il pubblico è in grado di dare”.

Edoardo Martelli