Oltre ai problemi che la Fase 2 annunciata dal governo comporta per le famiglie con figli, la nuova norma che consente di fare visita a “congiunti” – come li ha definiti il premier Giuseppe Conte – solleva le critiche di molti esponenti della comunità lgbt. Ancora una volta, infatti, le scelte normative dello Stato sembrano gettare nell’invisibilità e non tenere in alcuna considerazione le relazioni omosessuali e più in generale tutte quelle forme di relazione che non rientrano nel rigido schema della famiglia “tradizionale” eterosessuale.

Fase 2: se il governo sceglie chi frequentare

“Siamo ancora ai legami di sangue”, commenta ai nostri microfoni Carla Catena, attivista della rete Lesbicx e dell’associazione Noialtre. La sua è solo una delle tante proteste che si è levata nella comunità lgbt di fronte all’annuncio di Conte.
Poiché permane l’obbligo di autocertificazione, come ha spiegato lo stesso premier in conferenza stampa, c’è una vastissima fetta della popolazione che rimane esclusa dalla possibilità, che sarà data con l’inizio della fase 2 il 4 di maggio, di fare visita ai propri cari.

Il problema non riguarda solamente le soggettività lgbt, ma più in generale chi non ha formalizzato con un contratto, che sia di matrimonio o di unione civile, le proprie relazioni.
“Quello del governo è un atteggiamento paternalistico che non possiamo più accettare – osserva Catena – Noi in queste settimane abbiamo rispettato le disposizioni e lo abbiamo fatto soprattutto per tutelare la collettività, ma a questo punto non accettiamo più di essere trattati come dei bambini a cui si dice quello che si può fare e soprattutto a cui dire quali sono le persone che fanno parte della propria affettività”.

L’attivista sottolinea l’inconsistenza del lavoro delle task force, in cui la presenza femminile è marginale, chiamate a pianificare l’uscita dall’emergenza. “Non è possibile che non siano riusciti ad immaginare che ciascuno potesse stilare una lista di tre o quattro persone da indicare per andare a far loro visita. Lo Stato non può limitare in questo modo la libertà delle persone”.
Le nuove norme, invece, tengono fuori tantissime persone, da chi una famiglia non ce l’ha più a chi ha una famiglia d’elezione, basata sull’affetto e sul mutuo aiuto, arrivando anche alla famiglia del genitore sociale delle famiglie arcobaleno, che non viene riconosciuta dalla legge.

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