Le immagini circolate ieri, primo giorno della cosiddetta “Fase 2”, fanno pensare che lo stop dettato dal coronavirus sia stato un’occasione persa. Col ritorno al lavoro di milioni di persone e maglie più larghe per uscire di casa, in tutta Italia sono tornate le code sulle tangenziali e il traffico veicolare.
Se l’utilizzo del mezzo privato in tempi di pandemia ha una sua ragione psicologica, poiché le persone si ritengono più al sicuro dai contagi a bordo della propria automobile, la qualità dell’aria gioca un ruolo fondamentale sulla nostra salute, incidendo sensibilmente proprio sul sistema respiratorio che viene attaccato dal Covid-19.

Le code di ieri sulla tangenziale di Roma

Lo stop dettato dalla pandemia, dunque, poteva rappresentare un’opportunità per ripensare molti aspetti del nostro sistema di sviluppo, dalla produzione alla mobilità, in modo da ridisegnare le città stesse e contrastare i cambiamenti climatici.
Se si prende in esame il dato sulla qualità dell’aria, ad esempio, è evidente come il lockdown abbia portato un sensibile miglioramento. I dati sulle Pm10 a Bologna dall’inizio delle misure restrittive sono calati ben al di sotto della soglia-limite indicata dalla legge. Nell’ultima settimana prima della Fase 2, in particolare, la concentrazione di Pm10 non ha mai superato i 10 microgrammi, un quinto del limite.

Ambiente: in che direzione si muove l’Emilia Romagna?

La settimana scorsa il presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini ha presentato un piano di investimenti di 14 miliardi di euro. Il piano è stato definito un “bazooka” per significare che la Regione è pronta a ripartire dopo la pandemia.
Tra i cinque capitoli di spesa indicati, due riguardano l’ambiente e la mobilità. Gli investimenti complessivi di questi due capitoli ammonteranno a 2,5 miliardi di euro. Di questi, 1,1 miliardi sono destinati ad opere ambientali, mentre 1,4 miliardi ad interventi sulla mobilità.

Ancor più nello specifico, la Regione immagina di investire 350 milioni di euro per contrastare il dissesto idrogeologico, 571 milioni per le bonifiche in agricoltura, 134 milioni per l’efficientamento energetico, le piste ciclabili e i sistemi intermodali di trasporto, 120 milioni per la rigenerazione urbana. Per la mobilità, invece, ben 925 milioni vengono destinati a nuove infrastrutture e poco più della metà, 544 milioni, per il trasporto ferroviario e quello pubblico locale.
Sebbene la sensibilità ambientale non sia del tutto assente in Emilia Romagna, colpisce la ripartizione della torta.

A ciò vanno aggiunte altre due notizie, sempre della settimana scorsa. Viale Aldo Moro, in particolare, ha chiesto al governo di sospendere la cosiddetta “Plastic tax” e ha sollecitato l’esecutivo nazionale a sbloccare 4 miliardi di euro per la realizzazione di nuove strade e autostrade.
Quando si parla di nuove infrastrutture stradali, inoltre, Bonaccini continua a sostenere pubblicamente che lo scopo è quello di decongestionare il traffico e ridurre l’inquinamento, una teoria che è stata spesso sostenuta dai sostenitori del trasporto privato su gomma, ma che non ha mai dimostrato la sua efficacia.

Le riflessioni e le proposte di Legambiente

“I cambiamenti climatici sono come il coronavirus, cioè capaci di mettere in ginocchio l’economia e provocare centinaia di migliaia di morti – afferma ai nostri microfoni Lorenzo Frattini, presidente di Legambiente Emilia Romagna – La differenza sta nella velocità, perché il coronavirus ha mostrato la propria virulenza in poche settimane, mentre i cambiamenti climatici si manifestano in anni, ma gli anni che abbiamo a disposizione non sono tanti, 11 secondo gli esperti”.
L’associazione ambientalista sottolinea che i piani della Regione non sembrano aver segnato un cambio di passo o una riflessione rispetto al passato.

Per contro, Legambiente ha presentato un documento in sei punti, intitolato “Dal coronavirus ad una società più sicura, equa e sostenibile”, con il quale affronta i nodi cruciali, non solo ambientali ma anche sociali, e propone un confronto con le istituzioni.
In particolare, nel documento si sostiene che “occorre dare centralità alla battaglia per fermare il cambiamento climatico, crisi altrettanto pericolosa del coronavirus e su cui serve uno sforzo collettivo, come quello messo per contrastare la pandemia”. Per farlo gli strumenti sono quelli del risparmio energetico, delle energie rinnovabili e del taglio alle emissioni climalteranti.

Visti gli effetti dei cambiamenti climatici che si sono già manifestati in Emilia Romagna, ad esempio con le alluvioni occorre agire attraverso la prevenzione e un serio piano di contrasto del dissesto idrogeologico. Al tempo stesso, per Legambiente occorre riqualificare l’immenso patrimonio edilizio esistente e arrestare il consumo di suolo, correggendo le storture presenti nella nuova legge urbanistica regionale.
Un punto importante riguarda i rifiuti. Un sistema virtuoso è quello basato sull’economia circolare in grado di recuperare gli scarti e assorbire le materie prime seconde, riducendo la dipendenza da mercati esteri.

Anche l’agricoltura deve essere oggetto di ripensamenti. Nel documento si legge che servono “politiche dei giusti prezzi per i produttori, tutele adeguate ai lavoratori (compresa l’ampia fetta di manodopera straniera di cui oggi si avverte tutta la necessità), un vero sostegno alle attività di montagna, ma anche ragionando della fragilità di filiere e sistemi fortemente dipendenti da territori esteri (come per i mangimi funzionali alla zootecnia intensiva). La politica del giusto prezzo deve essere strettamente legata alla sostenibilità ambientale, alla riduzione delle emissioni climalteranti, alla riduzione del rischio di antibioticoresistenza a favorire le coltivazioni biologiche e meno impattanti sul suolo e sulle risorse idriche”.

L’ultimo punto del documento dell’associazione ambientalista riguarda “la centralità del sistema pubblico nei momenti di difficoltà, l’importanza di garantire adeguate risorse sui beni comuni, di avere efficaci presidi territoriali dei servizi”. Mai come oggi la sanità, la scuola, la formazione e la ricerca hanno mostrato la loro importanza e il ruolo delle istituzioni pubbliche diventa essenziale.

ASCOLTA L’INTERVISTA A LORENZO FRATTINI: