Sembrava chiusa e invece si riapre l’indagine per il suicidio della farmacista Vera Guidetti nei confronti del procuratore aggiunto Valter Giovannini. La donna si tolse la vita lasciando un biglietto in cui diceva di essere stata trattata da criminale durante l’interrogatorio e ora Giovannini è accusato di non aver rispettato le norme processuali e le garanzie nei confronti dell’interrogata.

Sono pesanti le accuse che il Procuratore Generale della Corte di Cassazione, Pasquale Ciccolo, muove nei confronti di Valter Giovannini, procuratore aggiunto a Bologna. Il caso è quello di Vera Guidetti, farmacista coinvolta in una vicenda di furto, che aveva ricevuto dai ladri alcuni beni rubati, ma a suo dire senza sapere che lo fossero.
Giovannini interrogò la farmacista come persona informata sui fatti, ma la dinamica di quell’interrogatorio, secondo l’accusa, non rispettò le norme processuali e le garanzie difensive.

Qualche giorno dopo, la farmacista si suicidò e lasciò un biglietto in cui accusava Giovannini di averla trattata da criminale, benché non fosse stata ufficialmente sentita come indagata né in presenza di un avvocato, e di non avere creduto alle sue parole e alla sua onestà.
Del caso si occupò anche il senatore Pd Luigi Manconi, che presentò un’interrogazione e chiese che fosse fatta luce su quanto accaduto. “È grave che ancora il ministro della Giustizia non abbia risposto alla mia interrogazione”, osserva Manconi ai nostri microfoni.

Nell’accusa di Ciccolo, si sostiene che Giovannini “ha violato il dovere di diligenza e correttezza“. Dalla ricostruzione emerge che Giovannini sentì Guidetti, la quale ammise di aver ricevuto degli oggetti dal ladro. Da qui la sospensione dell’interrogatorio, avendo la farmacista “acconsentito ad accompagnare gli investigatori presso la sua abitazione”, dove aveva consegnato e indicato diversi oggetti di valore ricevuti dal ladro.

È a questo punto che, secondo il Procuratore Generale, si registra la violazione delle garanzie: nonostante la Guidetti fosse stata invitata dalla polizia giudiziaria a nominare un difensore di fiducia, Giovannini “riprendeva in Questura l’esame della Guidetti, portandolo a compimento dopo due ore”. In altre parole, sarebbe cambiata la posizione della farmacista, da persona informata sui fatti a indagata, e il procuratore aggiunto non avrebbe atteso l’arrivo dell’avvocato.
Non solo: dopo essere stata intercettata mentre parlava col presunto ladro in una saletta della Questura, le immagini furono mostrate a Guidetti “alla ripresa della verbalizzazione”, con la farmacista “in evidente stato di agitazione“.

La contestazione nei confronti di Giovannini, poi, prosegue e si sposta al ritrovamento del cadavere della farmacista suicida (che nella circostanza uccise anche la madre). Al rinvenimento del biglietto di accuse lasciato da Guidetti con le accuse al procuratore aggiunto, quest’ultimo si recava sul posto, senza neppure averne informato la pm titolare dell’indagine, e si sarebbe “intromesso nell’attività spettante al pm”.