“È incomprensibile”. Così Achille Gallina Toschi, presidente di Federfarma, commenta la decisione della Regione Emilia Romagna di non accogliere la disponibilità che le farmacie hanno dato in questa situazione di emergenza sanitaria per effettuare un servizio gratuito di distribuzione dei farmaci ai malati complessi o cronici. Federfarma, che rappresenta le farmacie private, insieme a quelle pubbliche di Assofarm e a CittadinanzAttiva, ha messo nero su bianco in un comunicato il disappunto.

Farmaci: il rifiuto dell’aiuto delle farmacie

“Già da inizio marzo, quando è cominciata l’emergenza coronavirus – spiega Toschi ai nostri microfoni – avevamo dato la disponibilità alla Regione Emilia Romagna a distribuire gratuitamente tutti i farmaci e i presidi ospedalieri proprio prevedendo delle difficoltà in questo periodo di emergenza”.
La Regione ha invece optato per un sistema di distribuzione diverso, che si avvale di volontari che consegnano i farmaci a domicilio.

Quest’ultima scelta secondo Federfarma, Assofarm e CittadinanzAttiva presenta diverse criticità. Da un lato i volontari non hanno la formazione che hanno i farmacisti, che oltre a vendere farmaci sanno chiarire i dubbi dei pazienti, che in questo periodo non sono certo diminuiti. C’è in oltre la questione del trasporto di farmaci, che deve essere autorizzata e avvenire con mezzi di trasporto dotati di condizioni speciali.
“Abbiamo ricevuto alcune segnalazioni secondo cui questo sistema di distribuzione non sta funzionando bene”, insiste Toschi.

La proposta alternativa era quella di avvalersi delle farmacie, che il cittadino ha spesso a pochi metri da casa e che costituiscono un presidio di prossimità, un punto di riferimento. L’idea era quella che i pazienti o i loro caregiver potessero andare a ritirare il farmaco vicino a casa, grazie ad un servizio che, Federfarma ci tiene a ribadirlo, sarebbe stato gratuito.
Di qui, invece, la sorpresa e il rammarico per la scelta della Regione, che viene letta anche come uno sminuimento del ruolo del farmacista.
In ogni caso i farmacisti ribadiscono la propria disponibilità ad attivare il servizio.

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