L’azienda prova ad imballare materiale e macchinari per trasferire la produzione di 33 autobus ad Avellino. I lavoratori se ne accorgono e bloccano i cancelli. Continua anche oggi il presidio dei metalmeccanici alla ex Bredamenarini. I sindacati: “Violati unilateralmente gli accordi”. Domani un incontro con l’azienda e uno in Regione.

Il materiale per la produzione e anche alcuni macchinari imballati e pronti per essere trasferiti nello stabilimento di Flumeri, in provincia di Avellino. È questo che hanno trovato ieri i lavoratori della fabbrica bolognese di Industria Italiana Autobus, la ex Bredamenarinibus.
L’azienda aveva, unilateralmente e senza avvisare i sindacati, deciso di spostare il materiale che serve a costruire 33 autobus e ciò ha prodotto l’immediata reazione dei metalmeccanici.

Già ieri è scattato lo sciopero ed è stato organizzato il blocco dei cancelli per impedire che il materiale venisse trasferito. Un presidio che è continuato anche oggi e che non smobiliterà almeno fino a domani, giorno in cui, alla mattina, i sindacati incontreranno l’azienda e, nel pomeriggio, l’assessora regionale alle Attività Produttive Palma Costi.
“La decisione dell’azienda viola il piano industriale – osserva ai nostri microfoni Sandra Ognibene della Fiom – Era previsto che quegli autobus fossero prodotti a Bologna”.

La sindacalista racconta che già l’azienda non rispetta i tempi dettati per il piano industriale sottoscritto nel 2014 al Ministero, quindi in sede istituzionale. “I lavoratori sono attualmente 174, mentre tre anni fa era 194 – continua Ognibene – Inoltre doveva cominciare a novembre una parziale ristrutturazione dello stabilimente, mentre è cominciata solo pochi giorni fa”.

Nella serata di ieri, lunedì 3 aprile, è arrivata una lettera di impegni da parte dell’azienda giudicata dai lavoratori e dai rappresentanti sindacali insufficiente, in quanto non dà certezze sul futuro dello stabilimento bolognese. I sindacati chiedono che l’azienda garantisca cosa verrà prodotto a Bologna e quali sono le commesse destinate allo stabilimento bolognese.
Fiom, Fim e Uilm, inoltre, chiedono alla Regione di impegnarsi per il rispetto, da parte degli azienda, degli accordi già sottoscritti in sede istituzionale e dei piani industriali che l’azienda ha condiviso con le organizzazioni sindacali.