È disponibile su Prime Video il nuovo documentario del regista Matteo Ferrarini, prodotto da Small Boss e con le illustrazioni di Francesco Vecchi, che segue le vicende di tre personaggi in esilio, a dieci anni di distanza dai moti di Piazza Tahrir del 2011.

Un documentario per raccontare la resistenza civile in Egitto

Sono tre i protagonisti di cui si narrano le vicende nel nuovo documentario Ethbet! di Matteo Ferrarini: Shaimaa e Ali, rifugiati in Europa, rispettivamente in Svezia e in Spagna, e Lofty, attivista che risiede tuttora al Cairo: rappresentano i rivoluzionari, la generazione che nel 2011 ha lottato per ottenere più libertà e democrazia in Egitto, durante la cosiddetta Primavera Araba.

L’obiettivo di Matteo Ferrarini, come svela ai nostri microfoni, è quello di narrare la loro storia di esiliati a dieci anni di distanza, costretti a vivere nascosti nell’ombra e senza la possibilità di rincorrere i loro sogni.
Il regista continua spiegando che le riprese sono state realizzate in momenti diversi: con Shaimaa e Ali negli stessi luoghi in cui risiedono al momento, a contatto con la loro quotidianità; grazie a loro, ha avuto il privilegio di entrare nel mondo dei dissidenti e dell’opposizione egiziana, martoriata da una violenta repressione in Egitto. Al Cairo, invece, dove vive oggi Lofty, il regista non si è potuto recare personalmente, quindi ha cercato la collaborazione di attivisti locali, i quali hanno corso comunque notevoli rischi.

Le animazioni presenti nel documentario sono state realizzate per comunicare il background emotivo dei personaggi e l’intensità dei loro ricordi, dal momento che questa dittatura ha segnato profondamente le loro vite, e anziché farlo in maniera tradizionale (con un’intervista, ad esempio), il regista ha scelto di affidarsi alle illustrazioni di Francesco Vecchi.

Il regista conclude svelando il significato del titolo Ethbet!, cioè “resisti!”, una parola che ha dato coraggio ai rivoluzionari egiziani nei momenti peggiori, facendoli rimanere uniti sotto gli attacchi dell’esercito e della polizia, nel gennaio 2011. Matteo Ferrarini crede nell’attualità di questo termine, che assume anche oggi il medesimo significato, e porta con sé la speranza e il desiderio di ridare voce a un’intera generazione con solidi ideali, repressa da un regime militare, e di sostenere chiunque abbia il coraggio di sfidare la storia in nome di una società più giusta.

Marta Baldi

ASCOLTA L’INTERVISTA A MATTEO FERRARINI:

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