Le diseguaglianze incidono negativamente sulla salute e, al contrario, le società più eque sono anche quelle più sane. Esiste una vasta letteratura scientifica ed accademica che supporta questa affermazione, come spiega ai nostri microfoni Chiara Bodini, ricercatrice su temi come diseguaglianze e salute, movimenti sociali e salute e portavoce del People’s Health Movement.
È per questo che, in un contesto pandemico come quello attuale, i governi indaffarati a salvare la capra dell’economia e i cavoli della salute dovrebbero essere mossi da un proposito di redistribuzione della ricchezza.

Equità e salute, un’ampia letteratura in materia

“I primi studi sono usciti tra la fine degli anni ’80 e i primi dei ’90 – racconta ai nostri microfoni Bodini – Sono studi che hanno evidenze robuste, come si dice in epidemiologia, e che mettono in relazione la posizione sociale delle persone, attraverso indicatori come il livello di reddito o di istruzione o l’occupazione, e indicatori di salute, come la probabilità di ammalarsi o morire e la mortalità”.
I risultati sono unanimi: una società più diseguale è una società dove le persone si ammalano di più e che quindi deve sostenere maggiori costi sanitari. Ciò avviene indipendentemente dal sistema sanitario presente in un Paese, dal momento che ciò che conta è l’esposizione, ciò che avviene prima della malattia. “I sistemi universalistici – sottolinea la ricercatrice – possono attenuare gli effetti”.

Le evidenze scientifiche dimostrano che chi è povero si ammala di più e prima e viene curato più tardi e con esiti meno favorevoli. Eppure, a fronte di una mole imponente di ricerche in questo senso, ben poca è stata l’azione politica di contrasto a questo fenomeno.
La portavoce del People’s Health Movement riporta di un dibattito che si è svolto nel Regno Unito: “A fronte di dati epidemiologici che dimostravano come una società diseguale produce malattia e quindi costi, l’intervento più efficace sarebbe stata una tassazione più redistributiva, quindi utilizzare argomenti epidemiologici per giustificare misure di tipo sociale ed economico, perché avendo una società più equa si ridurrebbe una serie di carichi di malattia ed economici per tutta la società”.

Anche all’interno della pandemia da coronavirus si stanno manifestando le stesse dinamiche. In particolare, l’impatto del Covid-19 è diverso per incidenza, conseguenze e mortalità in relazione alla classe sociale di appartenenza della persone.
“Sarebbe importante inserire un discorso di equità nelle misure che vengono prese per contrastare l’epidemia – sottolinea Bodini – Anche questa è un’occasione per ribadire il fatto che politiche di equità anche in senso socio-economico si traducono in vantaggi per la salute per tutte le persone, non solo di quelle a maggior svantaggio”.

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