Il balzo ad oltre 5300 casi di positività al Covid 19 registrati ieri in Italia fa crescere la preoccupazione. Se in questa seconda ondata a preoccupare è la situazione di regioni come la Campania, la crescita dei casi si registra però un po’ in tutto il territorio nazionale, compresa l’Emilia Romagna.
Ieri pomeriggio l’assessore regionale alla Sanità Raffaele Donini è tornato a rendicontare l’andamento dell’epidemia lungo la via Emilia in una diretta Facebook e fra le tante informazioni fornite, ha illustrato anche quali sono le situazioni in cui si sviluppano i principali focolai.

Emilia Romagna: i principali focolai

I principali focolai sul territorio emiliano romagnolo si sviluppano in famiglia. Donini lo ha sottolineato constatando che è il contagio dei famigliari l’andamento principale dell’epidemia riscontrato dall’analisi dei dati.
Un secondo contesto torna ad essere quello dei luoghi di lavoro ma, precisa l’assessore, non c’è più un settore specifico, come era accaduto nella logistica o nel settore della lavorazione della carne durante la prima ondata.

Alcuni casi riguardano il ritorno dall’estero, in particolare per quei cittadini che rientrano da Paesi dove la curva epidemiologica è molto elevata e maggiori sono le probabilità di essere entrati in contatto con un positivo.
Una preoccupante conferma, visto ciò che è successo durante la prima ondata, è la scoperta di alcuni casi nelle residenze per anziani, rilevati dai test effettuati nelle strutture.

Anche le scuole dell’Emilia Romagna registrano casi e focolai. Sono 340 gli istituti che hanno rilevato almeno un caso di positività al Covid 19, per un totale di 460 contagiati, di cui 400 tra gli studenti, soprattutto di scuole superiori ed università, e una sessantina di lavoratrici e lavoratori.
“Ciò che ci fa ben sperare – osserva Donini – è che il 50% di chi risulta positivo si trova già in isolamento al momento dell’esito dei test”.

Nel frattempo la Regione è riuscita a incrementare sensibilmente il numero di test effettuati ogni giorno. La media dei tamponi naso-faringei effettuata ogni giorno è di 10mila, con picchi anche di 12-13mila, mentre a marzo se ne riuscivano a svolgere appena 3mila.
Attorno ai 2mila ogni giorno, invece, sono i test sierologici che vengono effettuati.

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