Il 2 ottobre 2019 il Comune di Bologna ha dichiarato lo stato di emergenza climatica, ecologica e ambientale, seguendo l’esempio di altri Comuni. La novità risiede nel fatto che il testo dell’emergenza è stato il primo al mondo ad accogliere per intero le richieste del movimento ecologista non violento Extinction Rebellion, nato in Gran Bretagna nel 2018.

Emergenza climatica: la road map che non c’è

Nel testo approvato sono esplicitati i tre obiettivi principali del gruppo: agire affinché il governo dichiari lo stato di emergenza climatica, portare a zero le emissioni di gas serra entro il 2025, costituire un’assemblea di cittadini con potere decisionale sulle misure da attuare per contrastare la disperata situazione. Nella dichiarazione emergono inoltre alcune suggestioni come un piano di rimboschimento delle aree cittadine e consumo di suolo zero.
Il Comune si era inoltre formalmente impegnato a scrivere una road map entro 100 giorni, che proponesse azioni concrete per raggiungere gli obiettivi.
L’8 gennaio sono scaduti i 100 giorni. A che punto è il Comune? Come procedono i rapporti con Extinction Rebellion? Ne abbiamo parlato con Paolo, attivista del movimento.

L’interlocuzione tra Extinction Rebellion e il Comune è stata pesantemente incrinata dalle forti distanze che i due soggetti hanno manifestato su un punto di fondamentale importanza per il movimento, ovvero le assemblee cittadine. Exction Rebellion pensa l’assemblea cittadina come un gruppo di persone, estratto a sorte tra tutti gli strati sociali della popolazione urbana interessata all’argomento, esaltando le diversità culturali, etniche e di genere. I membri, dopo aver avuto confronti con esperti e il resto della cittadinanza, è tenuto a deliberare su determinate questioni.

Il movimento spingeva per il potere decisionale diretto di queste assemblee, da “non sottoporre ad ulteriori ratifiche da parte del Consiglio Comunale.” Il Comune invece riteneva inaccettabile che le decisioni fossero vincolanti e voleva porre un ulteriore passaggio tra le assemblee e le decisioni. “Per come è trattata la questione ambientale a Bologna e in regione abbiamo più fiducia che a prendere le decisioni siano i cittadini e non l’amministrazione stessa”, osserva Paolo ai nostri microfoni.

I dubbi e la forte sfiducia del movimento nei confronti dell’Amministrazione comunale nasce dagli impegni presi e non rispettati, oltre ad una serie di decisioni prese.
“Dopo la dichiarazione di emergenza climatica ed ecologica ci sono parecchie contraddizioni”, insiste Paolo, evidenziando la “spada di Damocle che ancora pende sui Prati di Caprara” e il progetto di ampliamento dell’autostrada (il discusso “Passante di Mezzo”), contro il quale Exctinction Rebellion, il 7 dicembre, aveva organizzato una biciclettata con conseguente blocco della tangenziale per un’ora.

L’attivista di Extinction Rebellion annuncia infine che a metà febbraio gli ecologisti torneranno in piazza. “Mostreremo al Comune cos’è e cosa non è un’assemblea cittadina. Per risolvere la crisi climatica ed ecologica occorre una maggiore partecipazione”.

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