Dallo spoglio attuale dei voti per le elezioni presidenziali statunitensi non esce un vincitore certo. I risultati sono deludenti per il democratico Joe Biden, che vede le sue possibilità di vittoria appese allo spoglio del voto postale mentre già arrivano da parte di Donald Trump le accuse di brogli. Una strategia che il tycoon ha preparato per tempo, ad esempio assicurandosi la maggioranza alla Corte suprema statunitense, che infatti ha subito evocato.

“È un imbroglio, una frode: ci preparavamo a vincere e lo abbiamo fatto – ha detto Trump nel primo discorso dopo il voto – Il nostro obiettivo adesso è assicurarci che le elezioni siano integre. Momento importantissimo. Quindi ci rivolgeremo alla Corte suprema: vogliamo che tutti i voti finiscano, non vogliano che trovino schede alle 4 del mattino aggiunte all’ultimo. È un momento molto triste per quanto mi riguarda. Ma noi abbiamo già vinto, ringrazio tutti i miei sostenitori e chi ha lavorato con noi”.

Elezioni Usa, la strategia di Trump

Che la strategia di Trump per avere la riconferma alla Casa Bianca fosse quella legale era stato intuito da più di una persona. Le nomine di componenti a vita della Corte suprema gli consentono di averne un controllo indiretto.
“Dobbiamo tener conto che c’è anche un movimento di destra dentro la magistratura americana che è stato attivissimo negli ultimi decenni – sottolinea ai nostri microfoni Lorenzo Zamponi di Jacobin Italia – Non solo nella Corte suprema, ma anche nelle corti federali, la componente più reazionaria della destra americana, la destra cristiana e razzista ha fatto un grande lavoro dentro la magistratura”.

Una riconferma di Trump, però, sicuramente accenderebbe ulteriormente le tensioni sociali che si sono registrate negli ultimi tempi negli Stati Uniti e che nell’estate scorsa ha visto diverse fazioni anche fronteggiarsi anche con le armi.
“Ma anche una vittoria di Biden – sottolinea Zamponi – ci porterebbe di fronte a tensioni sociali fortissime, perché queste sono ormai strutturali nella società americana e non è un cambio presidenziale in qualche modo così limitato e moderato che le potrà risolvere”. In particolare, esiste uno strato sociale che rimane escluso dalla rappresentanza di entrambi i candidati.

Proprio su questo tema, per quanto non ci siano ancora dati sui flussi elettorali, alcuni indicatori dicono che Biden potrebbe non essere riuscito a motivare le minoranze etniche, afrodiscendenti ma soprattutto latine, ad andare a votarlo.
“Il campo democratico in questo momento è molto più vasto e diverso al proprio interno da quello repubblicano – osserva il giornalista di Jacobin Italia – c’è stata una grande espansione, sia a sinistra con il movimento che stava attorno a Bernie Sanders, ma anche l’ondata di Black Lives Matters, ma anche a destra, perché dalle elezioni di midterm del 2018 c’è un pezzo di upper middle class tradizionalmente repubblicana che si è avvicinata al partito democratico”.
Un candidato democratico capace di tenere insieme istanze così variegate avrebbe probabilmente vinto con facilità le elezioni presidenziali ma, osserva Zamponi, “un candidato in grado di tenere insieme questa vasta coalizione non si è mai visto”.

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