Mancano poche ore al tre novembre, l’election day negli Stati Uniti. La lotta fra il democratico Joe Biden e il presidente uscente Donald Trump è più serrata che mai. Il mondo attende di sapere chi fra i due sarà riuscito a contendersi la vittoria americana.
«Non dobbiamo dare per scontato di scoprirlo domani. Queste elezioni sono diverse da quelle del recente passato. C’è stato un massiccio ricorso al voto per posta che ha superato ogni precedente e quindi ci saranno molte schede da scrutinare: quelle inviate per posta continueranno ad arrivare anche per giorni dopo il 3 novembre. Esiste la possibilità che lo scrutinio duri molto e che venga trascinato in tribunale come accadde nel 2000», spiega ai nostri microfoni Francesco Costa, vicedirettore de Il Post.

Elezioni Stati Uniti, il futuro sospeso dell’America

Ancora nulla di certo su quando sapremo i risultati delle elezioni americane. Come nulla di certo su chi vincerà fra i due sfidanti. I sondaggi mostrano Biden in leggero vantaggio «che gli consente di avere più strade di Trump per arrivare ai 270 grandi elettori che servono a diventare presidente. Non è un vantaggio che lo lasci in alcun modo sicuro della vittoria, anzi una vittoria di Trump oggi è meno improbabile di quanto fosse 4 anni fa. Biden è leggermente favorito ma la partita è ancora aperta», prosegue Costa.
Difficile fare previsioni dopo un anno complesso un po’ per tutti, specialmente per l’America, turbata da una pandemia durissima, accese proteste razziali e numerosi incendi dovuti ai cambiamenti climatici.

Se prima Trump sembrava avviato verso una vittoria quasi certa, con l’economia americana in crescita e molte promesse dei Repubblicani mantenute, ora, invece, lo scontro è più incerto «A febbraio tutto suggeriva una probabile rielezione di Trump perché l’economia andava molto bene, la soglia di disoccupazione era bassissima, persino la guerra commerciale con la Cina sembrava vicino a una risoluzione. La pandemia ha avuto un impatto grandissimo su questa campagna elettorale e ha contribuito al logoramento generale della posizione di Trump fra gli americani», afferma il vicedirettore de Il Post.

Come è stata gestita la pandemia potrebbe dunque influire enormemente sugli esiti delle elezioni. Non solo Donald Trump ha trattato la pandemia in modo leggero, ma non ha nemmeno messo in atto provvedimenti economici tempestivi, per esempio, che impedissero i licenziamenti. Se non hai un lavoro, non hai nemmeno un’assicurazione sanitaria. Se non hai un’assicurazione sanitaria, in America non puoi permetterti di ammalarti. Questo ha portato direttamente a un aumento esponenziale delle disparità sociali e ha influito sugli enormi numeri dei decessi, che sono arrivati a 231.000.

Un altro elemento da tenere in conto è il susseguirsi di accese proteste del movimento Black Lives Matter in seguito all’uccisione dell’afroamericano George Floyd. Per mesi le manifestazioni sono andate avanti e Trump non ha fatto altro che mettere benzina sul fuoco, affermando che avrebbe messo in campo l’esercito americano per contrastare “gli insorti”. Durante il primo dibattito fra lui e Joe Biden, inoltre, avrebbe evitato di condannare i gruppi di suprematisti bianchi.
«Storicamente i giovani sono il segmento demografico che partecipa meno al voto, così come le minoranze etniche», spiega Costa, che prosegue: «anche le minoranze etniche, soprattutto gli afroamericani, tendono a partecipare al voto meno dei bianchi per ragioni che hanno a che fare con la storia di questi gruppi sociali e anche con le grandi misure discriminatorie messe spesso messe in atto per tenere gli afroamericani lontani dai seggi. Le proteste di questa primavera potrebbero aver portato a una maggiore mobilitazione degli afroamericani. Proprio come le differenze fra Trump e Biden sul tema della crisi climatica potrebbero avere un effetto sull’affluenza giovanile. Lo sapremo solo il 4 novembre».

In ogni caso, i passi falsi e gli scivoloni non sono mancati nemmeno in questa campagna elettorale, da parte di entrambe le fazioni: «Il principale passo falso di Trump è la mancata gestione della pandemia. L’amministrazione ha, da una parte, insistito nel minimizzare il pericolo rappresentato da questo virus e, dall’altra, ha delegato completamente agli stati la gestione dell’epidemia: ci sono, ad oggi, 50 protocolli diversi, 50 gestioni diverse. È un’epidemia che non è mai stata in controllo e non ha mai avuto la relativa tranquillità che abbiamo avuto in Europa quest’estate. Questo è stato il suo principale passo falso. Biden, d’altra parte, non ha fatto cose così eclatanti ma, in più di un’occasione ha fatto gaffe in cui è ha dato per scontato che gli afroamericani voteranno in larga maggioranza per lui. Durante un’intervista, ha detto a un giornalista afroamericano: “Se pensi di votare per Trump allora non sei nero”. Questa è stata vista giustamente come una caduta di stile: quel pezzo di elettorato è fondamentale per i democratici ma naturalmente sono voti che vanno sudati come tutti gli altri», conclude Francesco Costa.

Matilde Gravili

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