A pochi giorni dal voto, Legambiente Emilia Romagna rende noti i risultati della sorta di “esame” cui ha sottoposto i candidati e le candidate alle elezioni regionali. In particolare, l’associazione ambientalista aveva chiesto quale fosse la posizione delle liste e dei candidati presidenti su sei temi specifici che riguardano l’ambiente e ora racconta quali sono le risposte che ha ricevuto.
O anche quelle che non ha ricevuto, dal momento che l’intero centrodestra, ma anche il Partito Democratico, hanno risposto all’associazione.

Elezioni Emilia Romagna: le richieste di Legambiente

In vista delle elezioni regionali del 26 gennaio, Legambiente ha sottoposto alle forze politiche emiliano-romagnole specifiche richieste in tema ambientale, articolate in sei punti.
“Abbiamo scelto di avanzare richieste molto precise e concrete, alla portata di un Governo regionale – si legge sulla pagina web di Legambiente – incentrate sul cambiamento climatico e sulla decarbonizzazione dell’economia, tema cruciale per il futuro che caratterizzerà anche le politiche ed i fondi europei dei prossimi anni”.

Le proposte avanzate riguardano tutti i settori, dalla mobilità alla manutenzione del territorio e delle infrastrutture, dall’agricoltura alle politiche energetiche. Le richieste dell’associazione si articolano intorno a dei nodi fondamentali, non divisibili gli uni dagli altri: il principio di tutela dell’ambiente, dell’incolumità e della salute dell’uomo, così come l’obiettivo di mantenere i livelli attuali di occupazione.

In primo luogo, il piano della mobilità e dei trasporti. La Regione dovrà impegnarsi per sbloccare e incentivare gli investimenti al trasporto pubblico e sostenibile; al contrario, si richiede una riduzione dei progetti di cementificazione laddove ritenuti “superflui”, come la realizzazione o l’allargamento di arterie autostradali, ad eccezione dei lavori di completamento della viabilità locale. Poi, considerando che l’Emilia-Romagna è la regione a maggiore rischio idrogeologico in Italia (dati ISPRA), si ritiene necessaria l’attuazione di un piano straordinario di manutenzione, difesa e adattamento degli insediamenti esistenti. Con ciò si chiede di porre l’attenzione sulle “fragilità climatiche” delle infrastrutture, come strade e ponti, e degli insediamenti pubblici e privati.

Il terzo punto è relativo alla necessità di investimenti sostenibili: la Regione dovrà infatti sottoporre le proposte di investimenti ad un’analisi di tipo ambientale sugli effetti climatici degli stessi, prima di decidere se avallare o meno un progetto. Il nodo successivo è relativo alla promozione delle fonti rinnovabili, e in particolare alla necessità di uno specifico piano di promozione delle stesse, che analizzi le opportunità e determini le condizioni ottimali per la loro installazione.
Altra richiesta fondamentale è quella di avviare una strategia specifica di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio privato, che possa rivelarsi utile non solo al clima, ma anche alle economie delle famiglie e all’attività della media impresa.

Legambiente propone, inoltre, la creazione di un centro di coordinamento a livello regionale che diriga e garantisca il processo di transizione energetica. Ultimo punto, ma non per importanza, quello legato al tema dell’agricoltura: implementare la diffusione di tecniche innovative di risparmio idrico, disincentivare le produzioni idroesigenti o ad alta richiesta energetica e cercare di raggiungere una condizione di autosufficienza del settore agricolo.

Regionali, le risposte dei candidati

Le risposte – laddove presenti – hanno restituito uno spettro estremamente ampio di approcci e proposte di intervento, evidenziando diversi livelli di consapevolezza da parte degli stessi partiti politici, liste e movimenti riguardo l’urgenza e la centralità del tema dell’emergenza climatica. Risulta infatti evidente che una parte delle forze politiche protagoniste delle imminenti elezioni prende impegni chiari sulle sfide climatiche dei prossimi cinque anni, mentre i restanti sfidanti non sembrano degnare l’argomento di particolare attenzione.

Nessun segnale è infatti giunto dal centro destra, così come non è stata registrata nessuna risposta ufficiale nemmeno dal Movimento 5 stelle, che però sembra aver proposto a Legambiente un incontro, ancora da tenersi.
Invece, all’interno delle risposte giunte dall’area del centro sinistra, non è stata registrata quella del Partito Democratico. Al contrario, Emilia-Romagna Coraggiosa, Europa Verde e L’Altra Emilia-Romagna rivendicano un’adesione completa ai punti proposti dall’associazione.

Emilia-Romagna Coraggiosa, sottolineando l’inscindibilità dell’emergenza climatica e quella sociale, propone politiche di transizione ecologica ed energetica che siano affiancate da una lotta serrata alle diseguaglianze. “La prima proposta è un ambizioso Patto per il clima”, si legge nella risposta, “che Bonaccini ha deciso di far proprio nel programma di coalizione. Si tratta di un patto che prevede un “Green New Deal” di investimenti pubblici e privati anche a livello regionale, e che si ispira a quanto sta facendo la Nuova Zelanda”. Principali obiettivi sono il raggiungimento della piena decarbonizzazione entro il 2050, con l’azzeramento delle emissioni climalteranti, e dell’utilizzo esclusivo di energie rinnovabili a partire dal 2035.

L’Altra Emilia-Romagna ribadisce che “la svolta verde – che tutela la natura, l’incolumità dei cittadini e il lavoro – è già al centro del programma elettorale”. Anche Europa Verde sostiene di condividere profondamente gli obiettivi di Legambiente e sottoscrive, con i suoi portavoce regionali, il documento in toto.

Negli ultimi giorni si sono poi aggiunte le risposte di Potere al Popolo, che confermano gli impegni per il clima, anche se con alcune divergenze su questioni specifiche. Ad esempio la lista si mostra contraria alla costruzione di ulteriori reti stradali considerate “non realmente utili ai cittadini, ma solo a chi vuole speculare nelle zone ancora non costruite della città”. Si sottolinea inoltre la necessità di “sostenere le opere pubbliche di manutenzione del territorio, non quelle di distruzione e cementificazione”.

Una risposta è giunta anche da Volt. Tramite un post sulla propria pagina Fb, la formazione sottolinea la “sintonia” delle proposte con quanto illustrato nel proprio programma, sebbene non venga specificata la posizione presa riguardo certi precisi temi, come gli investimenti nella rete stradale.
“In questi pochi giorni che mancano al voto – fa sapere Lorenzo Mancini, direttore di Legambiente Emilia Romagna – aggiorneremo le risposte man mano che ci arrivano”:

Teresa Fallavollita

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