Rappresentano la maggioranza, più precisamente il 51,7% del corpo elettorale, eppure la loro voce e i loro punti di vista sono spesso assenti dalla discussione politica e dai media. Sono le donne dell’Emilia Romagna, il cui parere è stato sondato dall’associazione Orlando in vista delle prossime elezioni regionali.
“Cosa motiverebbe le donne a votare il 26 gennaio 2020?” è la domanda che l’associazione si è posta ed ha girato ad un campione di donne di quattro città lungo la via Emilia: Bologna, Modena, Ferrara e Forlì. Le risposte sono state raccolte ed analizzate in base all’età, alla provenienza e alla classe.

Elezioni Emilia Romagna: un’indagine qualitativa

Le domande rivolte alle donne hanno riguardato le problematiche sociali, culturali ed economiche nelle loro città, ma anche le problematiche specifiche di genere. Inoltre è stato sondato il loro parere sulle proposte politiche che le spingerebbero maggiormente a votare, ma anche la loro opinione in merito ai candidati e alle candidate che corrono per la presidenza della Regione.

Lo strumento scelto dall’associazione Orlando per sondare l’opinione delle emiliano romagnole è quello del focus group: interviste collettive e confronti che hanno interessato complessivamente 40 donne nelle quattro province. L’obiettivo era dunque qualitativo: scavare in profondità nei punti di vista e nelle esigenze delle persone.Anche la selezione ha avuto una particolarità: “Abbiamo scelto donne fuori sai giri dell’attivismo”, spiega Carla Catena.
Forse è anche per questo ultimo aspetto che poche delle partecipanti conoscevano Bonaccini o Borgonzoni e i rispettivi programmi.
“La sensazione, però, è che ci sia una forte volontà di andare a votare e una forte polarizzazione”, spiega la presidente di Orlando, Giulia Sudano. Non dovrebbe quindi ripetersi l’astensione record del turno precedente.

I problemi secondo le donne

Le problematiche evidenzate dalle donne che hanno partecipato ai focus group sono di varia natura. La questione delle discriminazioni sul lavoro sono centrali, come il gap retributivo o di carriera e gli ostacoli nel caso di una eventuale maternità. Assolutamente centrale e trasversale è il tema degli asili nido, pochi o troppo costosi: problemi che ricadono soprattutto sulle donne a causa della divisione sociale dei ruoli che le ingabbia ancora nel lavoro di cura in famiglia.
“Il problema è sentito anche dalle donne più anziane, perché a volte ricade su di loro il problema dell’accudimento dei nipoti”, sottolineano dall’associazione.

Un accento è stato posto anche sulla condizione giovanile, con la precarietà contrattuale che ha effetti anche sul tema della casa e del suo accesso, una questione aperta. Anche l’ambiente trova spazio nelle criticità evidenziare dalle donne. Da un lato l’opposizione al consumo di suolo, dall’altro la questione della mobilità e del trasporto pubblico che, soprattutto in città piccole, isolano le donne a partire dalle 20.00 di sera o addirittura – è il caso di alcune zone del ferrarese – a partire dalle 18.00.
La percezione di insicurezza si è manifestata in città come Forlì e ad essa viene associato il tema della recrudescenza del razzismo a causa di una cattiva accoglienza dei migranti. Vi sono poi questioni che riguardano il tema della salute delle donne, come lo svuotamento dei consultori o la crescita degli obiettori di coscienza negli ospedali pubblici.

Le proposte che motiverebbero le donne

Ricalcando i filoni delle criticità, le proposte che motiverebbero le donne nelle urne riguardano scelte coraggiose di innovazione sociale, in particolare per la conciliazione dei temi di vita e lavoro, problema particolarmente sentito a Bologna e Modena. A Ferrara, Forlì e Modena le donne vorrebbero anche proposte concrete per l’ambiente e per cambiare e migliorare le abitudini e la qualità della vita.
Uno spazio significativo è occupato anche da politiche rivolte ai giovani e alle giovani, per favorirne l’inserimento nel mercato del lavoro e per quanto concerne le condizioni contrattuali.
Infine, ma non per ultimo, il favorire un cambiamento culturale contro le discriminazioni e la violenza di genere.

ASCOLTA L’INTERVISTA A GIULIA SUDANO: