Tempi di grande confusione per il mestiere dell’educatore (ma quando non lo sono stati…). Certo, negli anni scorsi si è pure legiferato per sottrarlo all’indeterminatezza e all’improvvisazione contrattuale e porlo così al riparo da abusi e sfruttamenti, ma la ricaduta sulla pratica quotidiana dei lavoratori il più delle volte non è stata conseguente. Ciò ha comportato un esodo costante dal lavoro educativo di personale che si travasa in gran parte nel mondo della scuola, vista anche l’ampia disponibilità di posti, seppur precari e a tempo indeterminato, sulle cattedre di sostegno. Tante risorse, il più delle volte parliamo di colleghi formati e con una certa esperienza, che se ne vanno altrove.

I temi sul tavolo sono tanti: la parola, e dovrebbe essere definitiva, della legge di bilancio sull’equivalenza tra titolo e qualifica in merito al riconoscimento dei 60 crediti formativi, il recepimento di tali norme da parte delle diverse regioni, le trattative sindacali per l’inserimento di questo mestiere tra i “lavori gravosi”,  la ricomposizione del profilo professionale in un’unica figura, il rinnovo del contratto della cooperazione sociale.

Su queste e altre questioni, abbiamo provato a fare un po’ di chiarezza con l’aiuto di Stefano Sabato, CGIL Funzione Pubblica, coordinatore nazionale per le cooperative sociali.

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