Le edicole non se la passano bene. Negli ultimi 10 anni il loro numero è dimezzato e ora, su tutto il territorio nazionale, ne restano appena 20mila. Un’emorragia che ha diverse cause e a cui gli edicolanti hanno cercato in diversi modi di porre un freno, ma che sembra inarrestabile, almeno fin quando le istituzioni e gli editori non decideranno di fare la propria parte.
Per accendere i riflettori sul problema questa notte, mercoledì 29 gennaio, in ogni città ci sarà un’edicola che resterà aperta. Si tratta dell’iniziativa messa in campo dal Sinagi, il sindacato degli edicolanti affiliato alla Cgil, che ha invitato editori ed istituzioni a far visita ai chioschi che resteranno aperti per discutere del problema.

Edicole: l’iniziativa notturna

“Non si tratta di una vera e propria notte bianca – spiega ai nostri microfoni Giuseppe Marchica, segretario nazionale del Sinagi – perché stanotte resterà aperta una sola edicola per città. La vera e propria notte bianca la stiamo organizzando per la primavera, quando le temperature saranno più miti”.
A Bologna resterà aperta fino alle 23.00 l’edicola di via Sardegna, dove il sindacato dei giornalai incontrerà il sindaco Virginio Merola e l’assessore Alberto Aitini, che hanno già confermato la propria partecipazione, insieme anche al presidente della Poligrafici editoriale, Andrea Riffeser Monti, che è anche presidente della Federazione italiana editori giornali. Una presenza importante perché uno dei nodi per cercare di risolvere la crisi passa proprio dal coinvolgimento degli editori.

L’invito è esteso anche ai cittadini che vorranno manifestare solidarietà per uno dei pochi punti di riferimento, le edicole appunto, che non è mai cambiato rispetto al passato. “Le edicole sono luoghi accoglienti – sottolinea Marchica – Sono un presidio del territorio dove rimane il contatto umano e si possono scambiare opinioni. Lunedì scorso, il giorno dopo le elezioni regionali, nelle nostre edicole ci sono stati confronti e discussioni sui risultati, con qualcuno che si infervorava, ma in ogni caso, indipendentemente dalle idee politiche di ciascuno, sono uno dei pochissimi luoghi rimasti dove c’è ancora una forma di socialità in carne e ossa e non dietro ad uno schermo”.
I cittadini e le cittadine potranno anche firmare una petizione rivolta al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a cui verrà consegnata durante un’udienza richiesta dal Sinagi.

Le cause della crisi delle edicole

Le ragioni che hanno portato al dimezzamento delle edicole sul territorio italiano sono molteplici. Sicuramente uno dei problemi principali è quello che affligge anche gli editori e i quotidiani: le persone leggono sempre meno e sempre più in modo superficiale. Basti pensare che negli ultimi 15 anni le copie dei quotidiani venduti sono crollate di circa il 60%.
“Per chi non cerca l’approfondimento che si trova in quotidiani o riviste – spiega Marchica – è sufficiente informarsi leggendo i titoli sul web”.

Il segretario del Sinagi, però, ci tiene a precisare che non dà la colpa al digitale, come gli abbonamenti in pdf o testate online. Il punto è che anche gli editori da molto tempo non puntano più su nuovi prodotti editoriali in cartaceo. Un’assenza di investimenti che di certo non giova alle edicole, che in questi anni hanno provato a resistere come potevano.
Oltre alla tradizionale vendita di prodotti editoriali, infatti, negli anni i giornalai si sono attrezzati con la vendita di altri prodotti, ma non sempre ciò è risultato vincente, anche a causa del fiorire di negozi che vendono gli stessi prodotti ad un costo inferiore, come le attività gestite da cittadini cinesi. Un altro tentativo è stato fatto con i servizi: dalle ricariche telefoniche ai servizi postali, fino a diventare punto di consegna di corrieri, ma anche questo risulta un palliativo.

Il nodo centrale è il rapporto con gli editori e le istituzioni. Da un lato, i primi, pur coinvolti nella crisi del settore, si rifiutano di venire incontro agli edicolanti che chiedono una maggiore quota sul prodotto venduto e non hanno ancora rinnovato il contratto, scaduto da 11 anni.
“In tutta Italia c’è una tariffa fissa – spiega Marchica – che si attesta sul 18,7% lordo, ma se togliamo i costi che le edicole devono sostenere, arriva al 10%. Ciò significa che per un quotidiano che costa 1,50 euro, agli edicolanti rimangono appena 15 centesimi“.
Non solo: alcuni editori negli ultimi anni hanno scelto una strategia di vendita che punta sul ribasso dei prezzi. Che in questa situazione assomiglia più ad una sorta di dumping. Il gruppo Cairo, ad esempio, mette in commercio i suoi prodotti al costo di 1 euro, con conseguente ed ulteriore erosione dei guadagni dei giornalai.

Come uscire dalla crisi

Per fermare l’emorragia e impedire che le edicole spariscano completamente dal suolo italiano, la soluzione passa attraverso un coinvolgimento diretto e un’alleanza con gli editori da un lato e le istituzioni dall’altro. A queste ultime il Sinagi chiede di devolvere una parte dei fondi per l’editoria agli ultimi anelli della catena.
Ai primi, invece, una sorta di “equo compenso“, come quello discusso per i giornalisti. “Abbiamo chiesto di devolvere 10 centesimi per ogni copia che entra in edicola da ripartire in tutta la filiera – osserva il sindacalista – ma non c’è stato verso”.
Sul piano locale alcune amministrazioni comunali hanno già fatto la propria parte, in particolare effettuando sconti sui tributi chiesti alle edicole, in virtù dell’importante servizio che svolgono e del presidio territoriale che rappresentano. Ora, però, serve un impegno ad un livello più alto.

ASCOLTA L’INTERVISTA A GIUSEPPE MARCHICA: