Per chi non li conoscesse, i Fanoya sono un duo indie-pop composto da Giacinto Brienza (chitarra e voce) e Leone Tiso (piano e synth). La loro è una ricerca musicale rivolta al synth-pop più moderno, in cui analogico e digitale si confondono, si mescolano, si intrecciano come passato e futuro. Il loro primo album sulla lunga distanza Generazione sushi (Ventidieci, 2019), è un bignami che condensa 9 fotografie di una generazione tutta sushi e aperitivo, che lavora in ufficio ma ha sempre il pensiero di scappare altrove, che sceglie di vivere attraverso convenzioni che poi diventano prigioni.

Hanno aperto i concerti di importanti artisti come Calcutta, Max Gazzè, Achille Lauro, Simone Cristicchi e Carl Brave e partecipato nel 2020 a Primo Maggio Next e il Premio Fred Buscaglione, arrivando rispettivamente in finale e semifinale di concorso.

Dopo l’ottimo consenso di pubblico e critica specializzata per il debut-album sopracitato, il 16 ottobre è uscito Fette Biscottate, il loro nuovo singolo, prodotto da Ventidieci e distribuito da Artist First.

I Fanoya tornano con il nuovo pezzo dal nome “Fette Biscottate”

Con Fette Biscottate si apre un nuovo capitolo nella storia della band pugliese, in cui una scrittura più matura, a tratti agrodolce, evoca un caleidoscopio di istantanee colorate e profumate: le luci della città, la vita quotidiana marcata da ritmi lavorativi alienanti ma anche il caos dei pensieri e l’amore come unica salvezza.

I Fanoya raccontano di Anna, che vive sullo sfondo di una Milano fatta di lavoro e centri commerciali, dove non esiste fuga dalla prigione che lei stessa si è creata. Nonostante la dolcezza musicale del ritornello, il testo esprime in tutta la sua severità quelle che sono le conseguenze di una scelta di vita che logora corpo e anima.

Facciamo colazione con le fette biscottate / col palato bruciato dalle nottate”

La melodia è scandita dalla batteria di Roberto Calabrese (La Rappresentante di Lista) e dalle tastiere di Donato Di Trapani (Nicolò Carnesi, Paolo Nutini), che sembrano rimarcare i battiti del cuore, sempre più potenti e decisi, a tempo con i doveri imposti dalla vita e coi ritmi sempre più veloci a cui la società ci costringe.

La canzone termina con delle parole in lontananza che ci ricordano, come un mantra inevitabile, le promesse che facciamo a noi stessi: “Non voglio perdere più giorni / perdere più sogni / perdere più pugni / perdere te”.

Il videoclip, scritto e diretto da Enea Colombi, è un vero pugno nello stomaco. Viene sviluppato intorno al credo “L’aria di Milano ci fortifica, per lavorare, lavorare per ore” e vede la protagonista seduta a una scrivania, impegnata a digitare tasti sul pc, telefonare, tritare documenti. Però al posto di trovarsi in ufficio la vediamo in luoghi aperti circondata da cavalli, statue e pali della luce. Una serie di sequenze innaturali provoca una sensazione alienante e claustrofobica. Il risultato è tanto geniale quanto disturbante.

ASCOLTA L’INTERVISTA A LEONE TISO DEI FANOYA: