Il dpcm del 4 novembre è entrato in vigore dalla mezzanotte di oggi e segnala un cambio di approccio e di strategia da parte del governo nella gestione della pandemia e nei tentativi di contenimento dei contagi. Non senza proteste, le regioni italiane sono state distribuite in tre zone – gialla, arancione e rossa – a cui rispondono altrettanti livelli di restrizioni per i cittadini e le attività economiche e ricreative.
Lo stesso presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha spiegato che la collocazione di un territorio in una determinata zona dipende da 21 parametri che le Regioni stesse hanno sottoscritto e che misurano il livello di gravità della pandemia.

I parametri per la classificazione delle zone

I 21 parametri sono stati individuati dal Comitato tecnico scientifico e dal Ministero della Salute. La loro introduzione risale al 30 aprile scorso ed è avvenuta con un decreto del ministro della Salute, Roberto Speranza. I criteri sono sono suddivisi in tre diverse tipologie di indicatori. I primi sono gli indicatori sulla capacità di monitoraggio dei contagi, seguiti dagli indicatori della capacità di accertamento diagnostico e di gestione dei contatti, per giungere agli indicatori della stabilità di trasmissione e della tenuta dei servizi sanitari.

Indicatori della capacità di monitoraggio

1- Numero di casi sintomatici notificati per mese in cui è indicata la data inizio sintomi/totale di casi sintomatici notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo.
2- Numero di casi notificati per mese con storia di ricovero in ospedale (in reparti diversi dalla TI) in cui è indicata la data di ricovero/totale di casi con storia di ricovero in ospedale (in reparti diversi dalla TI) notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo.
3- Numero di casi notificati per mese con storia di trasferimento/ricovero in reparto di terapia intensiva (TI) in cui è indicata la data di trasferimento o ricovero in Tl/totale di casi con storia di trasferimento/ricovero in terapia intensiva notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo.
4- Numero di casi notificati per mese in cui è riportato il comune di domicilio o residenza/totale di casi notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo.
5- Numero di checklist somministrate settimanalmente a strutture residenziali sociosanitarie (opzionale).
6- Numero di strutture residenziali sociosanitarie rispondenti alla checklist settimanalmente con almeno una criticità riscontrata (opzionale).

Indicatori della capacità di accertamento diagnostico e di gestione dei contatti

1- Percentuale di tamponi positivi escludendo per quanto possibile tutte le attività di screening e il “re-testing” degli stessi soggetti, complessivamente e per macro-setting (territoriale, PS/Ospedale, altro) per mese.
2- Tempo tra data inizio sintomi e data di diagnosi.
3- Tempo tra data inizio sintomi e data di isolamento (opzionale).
4- Numero, tipologia di figure professionali e tempo/persona dedicate in ciascun servizio territoriale al contact-tracing.
5- Numero, tipologia di figure professionali e tempo/persona dedicate in ciascun servizio territoriale alle attività di prelievo/invio ai laboratori di riferimento e monitoraggio dei contatti stretti e dei casi posti rispettivamente in quarantena e isolamento.
6- Numero di casi confermati di infezione nella regione per cui sia stata effettuata una regolare indagine epidemiologica con ricerca dei contatti stretti/totale di nuovi casi di infezione confermati.

Indicatori della stabilità di trasmissione e alla tenuta dei servizi sanitari

1- Numero di casi riportati alla Protezione civile negli ultimi 14 giorni.
2- Rt calcolato sulla base della sorveglianza integrata Iss (si utilizzeranno due indicatori, basati su data inizio sintomi e data di ospedalizzazione).
3- Numero di casi riportati alla sorveglianza sentinella Covid-net per settimana (opzionale).
4- Numero di casi per data diagnosi e per data inizio sintomi riportati alla sorveglianza integrata Covid-19 per giorno.
5- Numero di nuovi focolai di trasmissione (2 o più casi epidemiologicamente collegati tra loro o un aumento inatteso nel numero di casi in un tempo e luogo definito).
6- Numero di nuovi casi di infezione confermata da Sars-Cov-2 per Regione non associati a catene di trasmissione note.
7- Numero di accessi al Pronto Soccorso con classificazione Icd-9 compatibile con quadri sindromici riconducibili a Covid-19 (opzionale).
8- Tasso di occupazione dei posti letto totali di Terapia Intensiva (codice 49) per pazienti Covid-19.
9- Tasso di occupazione dei posti letto totali di Area Medica per pazienti Covid-19.

Le polemiche dei governatori e la replica di Speranza

L’ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza ha dato la stura ad una serie di polemiche agitate dai governatori delle Regioni, che contestano l’attribuzione della zona (e le conseguenti limitazioni) ai propri territori.
Il più spavaldo sembra essere il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana. Il territorio che amministra è il più colpito dalla prima ondata e registra dati preoccupanti anche in questa seconda, eppure Fontana sostiene che la decisione della zona rossa sia inaccettabile e che i dati non siano aggiornati.
Le rimostranze sono arrivate però anche dal presidente reggente Nino Spirlì in Calabria e dal governatore del Piemonte Alberto Cirio.

Nell’informativa alla Camera di questa mattina, il ministro Speranza ha risposto punto su punto a chi ha agitato polemiche in questi ultimi giorni.
“I criteri di monitoraggio su 21 parametri sono stati condivisi con le Regioni in due sedute congiunte di lavoro svolte il 29 e 30 aprile scorsi – ha detto Speranza a Montecitorio – Da 24 settimane i parametri di riferimento vengono utilizzati senza che una sola Regione abbia mai eccepito sul modello o sugli esiti delle elaborazioni”.
Il ministro ha anche ricordato che il documento da cui scaturiscono la sua ordinanza e il Dpcm del premier fu approvato l’8 ottobre dalla Conferenze delle Regioni, ma anche che i dati su cui si basano le valutazioni vengono forniti settimanalmente dalle Regioni stesse.

“Voglio continuare testardamente a pensare – ha aggiunto Speranza – che ci siano dei limiti che la battaglia politica, anche la più aspra, non debba mai superare, tanto più dentro una grande emergenza sanitaria”. “Basta – ha insistito il ministro – Non alimentiamo polemiche, non sono utili ma terribilmente dannose. Se produciamo un clima sbagliato, l’effetto sarà solo il disorientamente e la sfiducia fra i cittadini”.

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