Per arrivare alla firma, la notte scorsa, è servito un percorso travagliato e pieno di polemiche, in particolare per la protesta delle Regioni. In ogni caso il nuovo, ennesimo dpcm di contrasto alla pandemia è operativo e propone un cambio di strategia da parte delle autorità. L’introduzione di misure differenziate in base alla gravità dell’andamento epidemiologico nei diversi territori, con l’introduzione di tre zone – rossa, arancione e verde, che ricordano i colori di un semaforo – sarà efficace e produrrà il contenimento dei contagi che si propone? Lo abbiamo chiesto a Davide Gori, epidemiologo e ricercatore in Igiene e Medicina Preventiva presso Università di Bologna.

Dpcm a semaforo, quali sono le nuove restrizioni

L’elenco con la collocazione delle diverse regioni nelle tre zone arriverà oggi e seguirà diversi parametri che, l’altro ieri, il premier Giuseppe Conte ha definito “scientifici”.
Nella zona verde, quella con una situazione epidemiologica migliore, le regole sono meno rigide che nelle altre due, ma comunque più severe rispetto al dpcm del 24 ottobre scorso. Per tutti, dunque, il “coprifuoco” scatta alle 22 e dura fino alle 5 del mattino: in questo lasso di tempo è vietato uscire di casa, tranne in caso di motivi di salute o lavoro. Le scuole superiori passeranno in didattica a distanza al 100%, mentre viene portata al 50% la capienza dei mezzi del trasporto pubblico. I centri commerciali saranno chiusi nel weekend e nei giorni festivi e si fermeranno anche musei, mostre, sale bingo e crociere. Anche i concorsi pubblici vengono sospesi, incluso quello della scuola, tranne quelli per il personale sanitario. Sarà infine consentito l’accesso ai parchi, ma rispettando la regola del distanziamento di un metro.

Nella zona arancione, definita “scenario di elevata gravità e livello di rischio alto”, in aggiunta alle restrizioni della zone verde ci sarà la chiusura totale di bar, ristoranti, gelaterie e pasticcerie, mentre potranno restare aperti parrucchieri e centri estetici. Sarà inoltre vietato ogni spostamento in ingresso o uscita dalla regione, ma anche verso un Comune diverso da quello di residenza o domicilio, con le solite eccezioni consentite.
Infine, il ministro della Salute “con frequenza almeno settimanale verifica il permanere della situazione e provvede con ordinanza per un periodo minimo di 15 giorni” d’intesa con il presidente della Regione.

Nella zona rossa, lo scenario “di massima gravità”, in aggiunta alle restrizioni delle altre due zone si prevede la chiusura dei negozi ad eccezione di alimentari, edicole, tabaccai, farmacie e parafarmacie. Chiusi parrucchieri e centri di estetica. Chiusi anche bar e ristoranti tranne le consegne a domicilio, nonché fino alle 22,00 la ristorazione con asporto. Per le scuole, finiranno in didattica a distanza anche le seconde e terze medie. Sono sospese le attività sportive anche nei centri all’aperto, mentre è consentito svolgere individualmente attività motoria in prossimità della propria abitazione.

La strategia funzionerà?

“Data la situazione attuale, penso che dobbiamo mettere in campo tutte le risorse che abbiamo per cercare di contenere la problematica”, osserva Gori ai nostri microfoni.
L’epidemiologo sottolinea che ci sono sicuramente gli effetti clinici della pandemia, in particolare coi danni che il virus riesce a provocare sull’organismo, ma anche e soprattutto il problema è la criticità che può causare col sovraccarico dei servizi sanitari.

Gori dunque approva nuove restrizioni, soprattutto in territori dove la pandemia è fuori controllo. “Avere un rt di 2, come si ha in alcune zone – sottolinea – per chi ha un minimo di conoscenza relativamente a com’è una funzione esponenziale, desta molta preoccupazione”.
Quel che conta per l’esperto è soprattutto la capacità di poter controllare la pandemia. “Oramai è un po’ troppo tardi, perché la macchina è già avviata – sottolinea Gori – È come quando vado in autostrada ai 130 e so che non riuscirò a frenare entro un metro, quindi è inutile guardare il dato di adesso, ma guardarlo in prospettiva”.

Per l’epidemiologo, dunque, non bisognerebbe arrivare nella situazione in cui ci troviamo, quindi ben vengano ulteriori misure restrizioni, che dovrebbero però essere attuate anche in territori dove ancora non si vedono i grossi problemi manifestatisi in altre zone. “Sono le cosiddette tecniche ‘non pharmaceutical intervention’, cioè interventi non farmacologici in cui si cerca con un qualcosa di precedente all’adozione di un farmaco o di un vaccino di contenere la diffusione della pandemia”, conclude Gori.

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